Saturday 26 may 2012 6 26 /05 /Mag /2012 14:29

 

La speranza spezzata, è la tua eredità,

fallimento di una vita, di coraggio e di viltà.

Troverai sul cammino, fango e corruzione

e la voglia tu avrai di sdraiarti al suolo,

per vedere come in un film, i colombi in volo.

Ti faranno fumare, per farti sognare che

il futuro o un Messia, presto tutto cambierà,

ed avrai come vanto una nuova condanna,

ti diranno che il vento è il respiro di una donna,

per far sì che un lamento, uno solo,

copra ogni tormento di un velo.

Ma se tu rifiuterai di giocare all'attore,

presto un libro scriverai come libero autore,

e tu forse parlerai di orizzonti più vasti,

come uomini celesti, portandoti dei figli,

ti diranno "scegli!", ben sapendo che ridendo tu

tu a loro ti unirai.

 

Questa canzone fa parte di "Anima latina", uno dei miei dischi preferiti in assoluto, e sicuramente il mio preferito di Battisti. Un disco pubblicato nel 1974, e pur avendo venduto tantissime copie ed essendo rimasto al primo posto nelle classifiche per molto tempo, molti hanno dimenticato, pensando che Battisti sia solo l'autore di "La canzone del sole", "Non è Francesca" o "Acqua azzurra, acqua chiara". Certo, canzoni belle che hanno fatto storia, ma Battisti era molto, molto di più, e in questa canzone, come in tutto il disco "Anima latina", si ascolta una musica senza tempo, canzoni di trent'anni fa, ma troppo moderne per quei tempi, e forse anche per oggi.

Battisti era un artista vero, un artista senza tempo, un artista che in alcuni momenti era troppo avanti per essere compreso, in questa canzone, come in molte altre, la musica assume un tono spirituale, che forse pochi hanno colto. Ascoltate anche soltanto l'introduzione affidata alle chitarre classiche e acustiche, ascoltatela con attenzione, gustatene l'atmosfera e ditemi se non ci troviamo di fronte a un'opera d'arte. Ma altrettanto potremmo dire della parte intermedia della canzone e soprattutto del meraviglioso finale. 

Consiglio a voi tutti di ascoltare "Anima latina", soprattutto se vi piace la musica non commerciale, introspettiva, misteriosa e al di fuori di ogni schema. Scoprirete un disco meraviglioso che non finirà mai di stupirvi, uno dei pochi dischi che ogni volta che ascolterete vi farà scoprire qualcosa di nuovo.

In poche parole, un capolavoro! Adesso mi fermo e lascio spazio al caro Lucio. Buon ascolto.

                                                                                                           Luca.

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Friday 27 april 2012 5 27 /04 /Apr /2012 11:26

Cari amici:

ultimamente girano sul web notifiche varie, che rendono pubblici tutti i guadagni dei nostri politici, nonché tutte le agevolazioni a loro concesse, pensioni al di sopra della media europea e persino americana, per non parlare poi degli stipendi astronomici, degli sperperi inutili, rapportati poi con gli stipendi dei lavoratori medi sempre più vicini alla fame,o altri stipendi ben al di sotto della media che alla fame ormai ci sono già, pensioni irrisorie e quant’altro.

Per non parlare poi dei telegiornali, dove si riportano notizie sull’evasione fiscale con frasi del tipo: “Com’è possibile che in Italia un imprenditore dichiari meno di un dipendente?”.

Con questo articolo-sfogo io dico che mi sento veramente preso per i fondelli. L’evasione fiscale: da quanto tempo c’è in Italia?

Nessuno lo sapeva prima di adesso? Com’è possibile che i media ritengano il popolo italiano talmente stupido da non sapere come hanno sempre funzionato le cose in Italia?

Com’è possibile che i politici continuino a fingere di non sapere quali sono  le vie più giuste e sicure per uscire dalla crisi, ignorando con patetica ipocrisia la verità che ormai, e non solo da adesso, tutti sappiamo? Sì, perché uscire dalla crisi non sarebbe poi molto difficile. Basterebbe che chi prende 20.000 euro di pensione al mese, ne prendesse 15.000, o che deputati o senatori vari pagassero il tiket sanitario esattamente come tutti gli altri cittadini.

E mi chiedo: che senso hanno tutte quelle notifiche se tanto poi il popolo non fa nulla? Si leggono, ti fanno venire un bel mal di fegato, e basta, tutto finisce così, tutti subiscono in assoluto silenzio.

Non voglio certo istigare alla rivolta, vista la mia profonda tendenza al pacifismo, ma mi chiedo: possibile che le cose continuino ad andare avanti così, e il popolo rimanga in silenzio?

Possibile che l’unica cosa che al popolo italiano interessa sia che la Juve o l’Inter vincano lo scudetto? Possibile che non ci sia un modo per unire le forze di tutti e combattere con mezzi pacifici e civili questa situazione che ormai sta facendo cadere l’Italia nel baratro? Perché, io sono convinto che il fondo non l’abbiamo ancora toccato. In poche parole, scusatemi la volgarità, ma è mai possibile che non esista un modo per far tremare il sedere ai nostri politici facendo loro capire che il popolo italiano si sta incazzando, ma per davvero??

                                            Luca.

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Tuesday 10 april 2012 2 10 /04 /Apr /2012 17:26

Siamo in piena campagna elettorale in questo periodo, i giorni delle elezioni si avvicinano sempre di più. C’è una certa confusione, bisogna dirlo, e francamente mi dispiace che nella mia Breda si sia creata una spaccatura, generandosi due gruppi composti da persone oneste, eccezzionali che lavorano seriamente, a cui sono anche legato da un rapporto d’amicizia, sia in un gruppo che nell’altro. La cosa mi dispiace sinceramente, perché sembra proprio che l’amicizia sia minacciata dalla mia scelta. Se voterò per un gruppo, perderò l’amicizia con l’altro e viceversa. A questo punto mi chiedo: non stiamo già partendo con il piede sbagliato? L’amicizia vera, non deve andare oltre gli ideali politici? Il bene della comunità, certo, questa è la cosa fondamentale. Ognuno di noi si chieda nel profondo del suo cuore se questo è ciò a cui tiene veramente.

Un giorno, ho assistito al pensionamento di una persona importante. Qualcuno ha commentato dicendo: “Il vero capo è colui che sa farsi ascoltare e rispettare dai suoi subalterni”. Un altro ha detto: “Il vero capo è colui che sa guadagnarsi la stima dei suoi subalterni.

Io, francamente, a futuri sindaci e assessori, e comunque a coloro che occupano un posto di spicco in qualunque società, grande o piccola che sia metto davanti questa immagine:

http://ioediogallery.altervista.org/albums/gesu/crocifisso-velasquez.jpg

Gesù non si preoccupava di conquistare la stima degli altri, ben sapendo che questo l’avrebbe portato alla croce, ma ha considerato il suo messaggio di salvezza, e l’amore per gli altri più importante persino di sé stesso.

Gesù non ha mai imposto nulla a nessuno, né ai suoi persecutori, né ai suoi discepoli, e lui, che era Dio, avrebbe potuto farlo. Non l’ha fatto, sapendo che questo l’avrebbe portato alla croce, ma l’amore e il rispetto per gli altri era più importante di tutto questo.

Gesù testimoniava l’amore di Dio, e questa per lui era l’unica verità, e non l’ha mai tradita vendendola agli uomini di potere, e non l’ha mai svenduta a nessuno. Gesù non si preoccupava di fare bella figura. La verità era la cosa più importante di tutto, a costo di finire sulla croce.

Gesù lavava i piedi ai discepoli, dicendo che “Chi vuole essere il capo, si faccia il più piccolo di tutti”, e lui non si è limitato a predicarlo, ma l’ha fatto praticamente dedicandosi al servizio del prossimo, all’amore e alla salvezza delle anime. Nulla ha mai fatto per sé stesso, pur sapendo che questo l’avrebbe portato alla croce.

Essere capo, esserlo veramente è molto più difficile di quanto si vuole credere. Quando ci apprestiamo a ricoprire una carica importante, amici, ricordiamoci che quello che stiamo per fare è un servizio, non un privilegio. E lo faremo bene solo se lo vivremo con questo spirito: d’amore e di servizio.

                                                                                      Luca.

 

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Wednesday 4 april 2012 3 04 /04 /Apr /2012 19:10

A volte mi chiedo: ha senso recensire un giallo? Perché il rischio è quello di raccontare la trama in modo troppo dettagliato al punto di rovinare la sorpresa al lettore, e magari svelarne involontariamente il finale.

Per questo mi limiterò a raccontare la trama in modo sommario, e mi soffermerò di più in quelle che sono le sfumature del nuovo romanzo di Fulvio Luna Romero. Il protagonista è sempre il detective quarantenne trevigiano Carlo Caccia, affiancato dal suo amico e aiutante Zottarelli, ex dipendente della Digos che ha deciso di licenziarsi per dedicarsi a tempo pieno alla collaborazione col suo amico. (Oops! Ho già rivelato anche troppo). La storia inizia con la fuga in auto di un uomo per le strade di Treviso, inseguito da un misterioso killer. Fuga che si concluderà tragicamente per il malcapitato che sarà ucciso con una corda di chitarra. Carlo Caccia e zottarelli si troveranno involontariamente coinvolti in questo omicidio, dal momento che la vittima, sentendosi perseguitata dall’assassino aveva chiesto a loro protezione, purtroppo inutilmente. L’indagine si rivelerà molto complicata, e l’omicidio si riallaccerà ad altri commessi con lo stesso metodo, che farà comprendere ai due detectives di trovarsi di fronte a un vero e proprio serial killer.

Situazioni intricate, scoperte sconvolgenti e colpi di scena si susseguiranno come in tutti i gialli che vedono Carlo Caccia protagonista. Le indagini portano il detective ad Alleghe, con la cornice delle meravigliose Dolomiti. Non mancano nel romanzo le descrizioni dei paesaggi e dei passi dolomitici quali il Sella, il Falzarego, il Pordoi e altri, che compongono una zona meravigliosa che non ha nulla da invidiare a tutte le grandi meraviglie del mondo.

Il quarantenne Carlo Caccia, sembra tutto sommato più tranquillo che nei romanzi precedenti, o quanto meno sembra aver trovato finalmente un equilibrio soprattutto nella sua relazione con la fidanzata Azzurra (anche se, spero di sbagliarmi, ma ho la sensazione che non durerà).

Indubbiamente le avventure di Carlo Caccia sono appassionanti, e anche un po’ inquietanti per un trevigiano come me, perché Treviso è sempre stata una cittadina relativamente tranquilla. Sì, forse un tempo lo era di più, ma è sicuramente ancora lontana dalle realtà delle grandi metropoli. Tuttavia Fulvio Luna Romero rende veramente onore alla marca trevigiana, esaltandone la bellezza del territorio, il valore culturale, nonché le caratteristiche culinarie ed enologiche. C’è poco da fare, a Treviso si mangia bene, e si beve molto bene. Treviso andrebbe riscoperta e valorizzata molto di più dal punto di vista turistico, perché è veramente un gioiellino della pianura Padana, e ha molto da offrire anche ai turisti stranieri.

Come nei gialli precedenti, anche in questo l’autore usa un linguaggio molto semplice,vivace, diretto ed efficace. La lettura è avvincente ma anche divertente, i personaggi sono vivi, coivolgenti, ognuno di noi si può riconoscere in qualcuno di loro. Carlo Caccia è un personaggio che oscilla tra i disvalori del consumismo, e i valori più profondi del cuore, non mancano mai nei romanzi considerazioni profonde, e sentimenti umani come l’amicizia, la solidarietà, e in alcuni casi anche le disperazioni e le rabbie.

Pubblicato da quella che è forse la realtà editoriale più importante del trevigiano, cioè da Piazza editore, cosa posso dire per concludere?

Grazie Fulvio, per l’onore che fai alla nostra Treviso, e per regalarci momenti di divertimento ma anche di riflessione. Sei un Narratore con la “N” maiuscola.                                                

                                                                            Luca.

http://www.piazzaeditore.it/wp-content/uploads/2011/10/La-sesta-corda4.jpg

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Sunday 1 april 2012 7 01 /04 /Apr /2012 19:04

A coloro che amano le letture forti, che coinvolgono la mente costringendola a profonde e dolorose riflessioni, e il cuore donando commozione che poi degenera inevitabilmente in qualche lacrima, consiglio vivamente la lettura di questo libro.

Si tratta dell’ultimo romanzo dello scrittore francese Jean-Claude Izzo, scritto prima della sua prematura scomparsa, pubblicato dalla casa editrice e/o, indubbiamente una delle migliori realtà editoriali italiane.

Il romanzo, ambientato tra Parigi e Marsiglia, narra la storia di Rico, un clochard reduce da un matrimonio fallito da cui ha avuto un figlio. La sua vita sembrava una vita bella semplice, innamorato della moglie Sophie, con un buon impiego, il figlio Julien, improvvisamente tutto comincia a declinare verso il basso, fino al crollo totale. Rico non lavora più, comincia a bere, il rapporto con Sophie si fa sempre più difficile, fino alla dolorosa scoperta di non essere più amato e alla decisione di separazione.

Rico vive da barbone, alcool dipendente e accanito fumatore, incontra un gruppo di amici, tutti barboni come lui, e con uno di loro, Titì, instaura un rapporto d’amicizia molto forte. I due diventano inseparabili, fino al giorno in cui Titì muore lasciando Rico solo.

Il romanzo prosegue evidenziando tutto lo squallore di una vita ai margini di una società, costituita da persone in parte indifferenti, in parte solidali con i clochard, ma l’autore si inoltra in considerazioni piuttoso crude sul  destinohttp://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788876416101 della vita umana, come un percorso in cui “ognuno custodisce il suo pezzo di carne per difenderlo dalla malvagità umana”. Rico rivive la sua “vita precedente” tra rimorsi e risentimenti, con un desiderio di rivincita che si scontra con l’impotenza tipica di chi non gode di nessuna considerazione sociale e può solo suscitare negli altri sentimenti di disprezzo o di pietà. Vedendosi negata la possibilità anche solo di poter rivolgere la parola a suo figlio Julien, Rico decide di tornare a Marsiglia, dove aveva vissuto in gioventù, per incontrare ancora Léa, una donna con cui ha avuto una relazione in passato. Il viaggio si rivela più faticoso del previsto, tra contrattempi, incontri con gruppi violenti di Skineads, con l’abuso di potere, troppo facile da esercitare verso i deboli di alcuni poliziotti, con prostitute e magnaccia.

A Marsiglia Rico incontra Abdou, un barbone immigrato, tredicenne. Si scopre che Abdou è il vero protagonista del romanzo, e che tutto quanto raccontato precedentemente era frutto della voce narrante di Abdou. Tra i due nasce un’amicizia molto profonda, che sconfina in una rapporto padre-figlio. Abdou trova in Rico il padre che non ha, Rico ritrova in Abdou il figlio che gli è stato crudelmente negato. Il finale ve lo lascio scoprire.

Questo romanzo è indubbiamente triste e racconta una realtà piuttosto squallida. Ma è sicuramente una realtà che non si può continuare a ignorare, e di questi tempi, ci si rende conto di quanto la vita è veramente precaria, di come le cose cambiano tanto velocemente da lasciarci spesso disorientati e impotenti davanti all’incalzare degli avvenimenti. Rico, potremmo essere noi, e visto come stanno andando le cose dal punto di vista economico ultimamente, non c’è di che meravigliarsi di fronte a una realtà che forse ci appare meno lontana di un tempo.

Ma questo romanzo sottolinea anche l’amore puro, l’amicizia e la solidarietà, che pure riesce sempre a sopravvivere in mezzo all’odio, alla violenza e all’emarginazione, e che riporta il lettore a quello che è il vero senso della vita, e il vero bisogno del cuore dell’uomo: l’amore. Sì, lo so che sono un po’ ripetitivo, ma è inutile che continuiamo a fingere di non saperlo: l’unica cosa essenziale alla vita e alla felicità è l’amore. Volenti o nolenti.

                                                                                                            Luca.

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