"Pillole di carne cruda" di Nicolas Alejandro Cunial, edizioni La Gru.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Cari amici:

dopo un lungo periodo di assenza per cause di forza maggiore, tornano le recensioni nel mio blog.

Sono contento di aprire questa nuova stagione recensendo un libro piuttosto particolare, ossia questo “Pillole di carne cruda” del giovane autore Nicolas Alejandro Cunial.

Ho spesso affermato che recensire un libro di poesie non è per niente facile, ancor meno facile è recensire un libro come questo che tende a sfuggire a ogni regola. Poesie? Aforismi? Riflessioni? Questa silloge di Cunial è tutto questo, e allo stesso tempo niente di tutto questo.

Non è facile cogliere l’essenza di questi versi, proprio perché sono molto vivaci, e spesso apparentemente in contrasto con sé stessi. Non mi vergogno di dire che sono uscito da una prima lettura con un po’ di confusione, e ho dovuto quindi rileggere più volte, lasciando da parte ogni preconcetto e affidandomi totalmente alle mie sensazioni e a quello che i versi facevano nascere nel mio cuore.

Quello che ho colto nell’insieme, è un profondo desiderio di ricerca dell’essenza della vita, che passa attraverso alla rottura di ogni regola, alla messa in discussione di tutto ciò che viene dato per scontato, al capovolgimento continuo di ogni umana convinzione.

Nel complesso ho trovato il lavoro di Cunial piuttosto insolito, sicuramente innovativo e moderno nell’espressione, ma tra le righe ho anche colto il senso più antico e tradizionale della poesia, tipico di quei veri grandi poeti che non conoscono spazio e tempo.

Anarchia, sotto tutti i punti di vista. La cosa si rende evidente all’inizio di “15 ottobre duemilaundicianni persi” quando l’autore esordisce con:

ho perso le maiuscole da quando studio la democrazia

delle parole che sono tutte uguali tranne i nomi di persone.

ho perso duemilaundici anni di vita pensando a Bulgakov

mentre su roma volavano fumogeni, urla e molotov

“davvero?”

In tutto il libro c’è la totale assenza delle maiuscole, tranne che nei nomi di persona, così come la punteggiatura spesso suggerisce una lettura tutta d’un fiato. Rottura di tutte le “regole” in campo letterario quindi, lasciando intatta la dignità dell’uomo, come per ricordare che l’animo umano, da dove sgorga la vera arte, è al di sopra di tutte le regole e tutte le leggi. Indubbiamente in alcuni passi poetici traspaiono rabbia e disperazione, velate più spesso dalla nebbia malinconica della consapevolezza del tempo non vissuto che comunque passa:

addio, triste lunedì, ci siamo visti poco in questi anni

dormivo nei miei avanzi e perciò tu mi condanni…

addio, triste lunedì, sei stato, in fin dei conti,

i fantasmi più convinti tra tutti i miei giorni.

In “Manifesto sopra i 5 sensi della Fuck generation” Cunial si scaglia contro la sua stessa generazione in quanto: “La mia generazione è caduta dalla scala dei valori: è una generazione fottuta”. A dire la verità, più che parole di disprezzo, sembrano più che altro espressione di un’amara consapevolezza, ma che suonano più un’esortazione a ribellarsi, a reagire per cercare di costruire un mondo migliore, ponendo tra le righe un confronto tra le generazioni passate e la presente:

i nostri avi sono stati una generazione perduta

i nostri nonni sono stati una generazione (s)battuta-sì

i nostri padri sono stati una generazione senza nome

la nostra è una generazione fottuta.

La mancanza di stimoli, l’incapacità di porre tutto in discussione, il non interrogarsi sul perché delle cose generano un’apatia che sembra disturbare parecchio l’autore, che come ho già detto precedentemente rivela i tormenti tipici di un’anima alla ricerca della verità.

Alla consapevolezza del proprio talento e della visione diversa delle cose, si contrappone la sensazione dell’incomprensione da parte degli altri.

(ero ad una cena tra poeti, non ci crederete)

ridevamo e cantavamo insieme,

ma poi tutto s’acquietò, e mi chiesero:

“tu sei un poeta?”, io risposi: “non lo so”.

Quasi un bisogno di riconoscimento da parte degli altri, del proprio ruolo di poeta. Riconoscimento che a volte sembra mancato e destinato a cadere nell’incomprensione:

(ero a una cena tra poeti, non ci crederete)

e infatti non c’avete creduto, mai,

in me.

Purtroppo si sa, l’incomprensione sembra essere il destino del poeta, eternamente penalizzato da una visione diversa della vita, il poeta può essere paragonato al profeta, destinato cioè a essere spesso allontanato, denigrato e minimizzato da chi non vuole guardare in faccia la realtà. La realtà vista dagli occhi del poeta, è spesso la più vera, la più profonda, la più scomoda. Spesso richiede scelte coraggiose, scelte scomode che colui che vive con superficialità non vuole nemmeno sentire nominare. Cambiare è difficile, perché richiede la lotta più difficile da sostenere: quella con sé stessi. E’ molto più semplice vivere senza porsi troppe domande. Bere tutto ciò che l’odierna società propina come elisir dell’eterna giovinezza. In fondo le catene donano sicurezza, spezzarle è troppo faticoso, e poi, una volta spezzate, ci si scontra con l’ignoto che spaventa, sconvolge, destabilizza.

Ad una prima lettura frettolosa e superficiale, si può aver l’impressione di trovarsi di fronte a una buona dose di superbia e arroganza, ma in realtà non è così. Andando più in profondità, si scopre un autore molto più umile di quanto si possa credere. Sicuramente un uomo che a volte ha bisogno di conferme, che sa mettere sé stesso in discussione con la stessa capacità con cui mette in discussione il mondo. Con una buona dose di ironia Cunial tratta lo scrittore in “Pensavo di fregarmi”, chiudendo con i versi seguenti:

si parla troppo spesso: di poeti (?) e scrittori (?)

fanculo tutti: m’avete proprio rotto i coglioni.

parlate un po’ di culi, tette, storie randagie

ciliegie malvagie o desideri di regie.

ah, scusate,

è ciò che già fate.

Spero che questa recensione sia sufficiente a darvi almeno un’idea della complessità di questa raccolta di poesie, davvero molto, ma molto ricca di riflessioni e di emozioni. Ogni frase è da leggere, gustare e meditare. Difficile in una semplice recensione scandagliare profondamente un libro come questo estremamente complesso, sarebbe come voler costringere l’oceano in un bicchiere. Questo Pillole di carne cruda è davvero un libro da acquistare, leggere e rileggere di tanto in tanto, magari non partendo dall’inizio alla fine, ma prendendo una frase o una poesia intera di tanto in tanto, e lasciarla scendere nel profondo, interiorizzarla.

Molto bello poi il finale del volume, arricchito da aforismi divertenti, ma che allo stesso tempo fanno davvero riflettere. Questo dovrebbe essere il compito del poeta. Commuovere, divertire, toccare il cuore e far lavorare la mente. Direi che Cunial ci è riuscito molto bene con questo

Pillole di carne cruda, arricchito dalla prefazione di Renzo Maggiore che aiuta molto la lettura dei versi di Cunial, focalizzando l’attenzione su diversi punti molto importanti.

Nicolas Alejandro Cunial ha pubblicato in questi giorni un’altra raccolta di poesie dal titolo:

CARIE DI CITTA’, che sarà presentato in una serata dedicata alla poesia:

Venerdì 30 agosto alle ore 21.00 presso il Teatro Capolvolto, via Brigata Marche 6, Carbonera, Treviso. Oltre a Nicolas ci sarà anche Silvia Battistella, altra poetessa di cui sentirete parlare presto in questo stesso blog.

Nicolas Alejandro Cunial ha l’aria di uno che farà parlare di sé in futuro. Noi glielo auguriamo con tutto il cuore, perché è giusto che i veri artisti vengano scoperti e valorizzati come meritano. E poi, in un momento storico come questo, dove l’ipocrisia, la superficialità e la legge della speculazione regnano sovrane, c’è davvero bisogno degli artisti veri, che non ci facciano rimpiangere i grandi nomi del passato.

Luca.

"Pillole di carne cruda" di Nicolas Alejandro Cunial, edizioni La Gru.
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Renzo Maggiore 08/05/2014 12:46

Ovviamente concordo sulla recensione e ringrazio per l'apprezzamento e il ricorso alla mia introduzione. Grande Nicolas e grazie a Luca!