Prima recensione ufficiale a "Ti ho visto" su "La vita del popolo", di Mario Cutuli.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Cari amici, come qualcuno di voi già saprà, sulla "Vita del popolo" del 16 febbraio compare una recensione a "Ti ho visto", a opera di un fantastico Mario Cutuli, che ringrazio con tutto il cuore. E' talmente bello, che ho deciso di riproporvelo in forma più leggibile sul blog.

Un grazie al caro Cutuli, e naturalmente a tutti voi cari amici. A voi l'articolo.

Dieci racconti scritti in punta di penna. Dieci racconti appena abbozzati. Quasi per continuare a dialogare con se stesso. Per leggere nei tanti volti che il caleidoscopio della vita dispensa frammenti di un mondo che si ignora, ma che si vorrebbe conoscere perché se ne ha bisogno…Può essere decifrata così la nuova serie di racconti che Luca Favaro ci presenta in Ti ho visto, ed. La Gru, euro 13. Se è vero che raccontare è un po’ come raccontarsi, non è difficile ritrovare nelle pagine della piccola raccolta il mondo stesso di chi scrive, le ovvietà se non la monotonia, della quotidianità dalla quale Favaro si sottrae, senza tuttavia fuggirla, per cogliere il senso di fatti e vicende solo apparentemente slegate, ma armoniche nel disegno che compongono. La frequentazione di chi è costretto a fare della sofferenza la compagna di vita – Favaro è un valente operatore sanitario – lo ha abituato a misurarsi con un mondo nel quale l’uomo si svela pienamente, senza artifici o finzioni, “costretto” a dipendere dagli altri, fosse anche solo per una parola di sollievo, per un accenno di speranza. Uomini sconfitti che chiedono di vivere. Ancora una volta nei racconti di Favaro si legge la profonda umanità di chi sa vedere e ama negli occhi tristi del povero, nella mano tesa del bisognoso, nella tenerezza dell’immigrata che nell’affollato ufficio postale offre il seno al piccolo che ha in braccio e che con il suo pianto aveva irritato il pensionato in coda allo sportello, frammenti di quell’Infinito che illumina la sciatta, opaca quotidianità. Quello stesso che si accende negli sguardi innamorati dei due anziani ospiti della casa di cura, quasi a dimostrare che l’amore “rimane un cardine dell’esistenza, qualcosa che cresce senza invecchiare mai, una specie di occhio indefinito che rende il cuore capace di vedere cose che la mente non vedrà mai… “. Nei tratti, nei gesti di quei due vecchietti, nel loro tenersi per mano per tutta la giornata, Favaro comprende che l’amore a qualunque età, qualunque cuore faccia battere, è “come una nota musicale, suonata all’infinito, che crea ogni volta emozioni diverse, che apre nuovi orizzonti laddove sembrava che non ci fosse nulla… “ Frammenti di vita che Favaro vive come propri, che propone con la stessa spontaneità con la quale li ha colti per regalarli ai suoi lettori. Come quelli che nell’affollatissima città nell’antivigilia di Natale il barbone, accompagnato dalle note di uno struggente violino, dipana rivisitando la sua vita, così diversa da quella dei tanti che affollano i negozi alla ricerca della strenna da porre sotto l’albero… Emozioni che avvolgono l’animo e delle quali Favaro non riesce – ma forse non vuole – disfarsi. Che sa tradurre in un linguaggio che fa della sobrietà il suo pregio migliore, essenziale, asciutto, che riesce a stento a mascherare la selva di sentimenti che gli popolano il cuore.

Mario Cutuli.

Prima recensione ufficiale a "Ti ho visto" su "La vita del popolo", di Mario Cutuli.
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Paola 02/18/2014 18:17

Bellissima questa recensione... complimenti a Luca ed al signor Cutuli :-)