"Tutto il peso della libertà" di Massimo Spadetto, Enjoy edizioni

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

“Vedi Max, tutta la nostra vita è fatta di scelte, il nostro destino ce lo creiamo noi e nessuno ha pianificato nulla per nessuno”.

Tutto il peso della libertà segue un capolavoro come il Grande Mazziere, ma non si pone minimamente su un piano inferiore, anzi, direi piuttosto diverso. In genere non amo confrontare i libri di un autore, perché ogni libro nasce da un momento particolare ed è una specie di istantanea di quello che lo scrittore sta vivendo in quel momento dentro di sé. Ogni confronto quindi è secondo me inutile, soprattutto nel caso di questi due romanzi che, seppure legati tra loro dagli stessi protagonisti e dalla prosecuzione della trama, sono in realtà molto diversi.

Tutto il peso della libertà è pienamente autosufficiente, non è strettamente necessario leggere il suo predecessore, ma ci sono diversi punti che rimandano al Grande Mazziere, quindi una lettura di quest’ultimo aiuta sicuramente a cogliere lo spirito del nuovo romanzo di Massimo Spadetto.

Dopo una specie di auto-esilio a Ushuaia, luogo che gli consentirà di costruirsi una nuova vita, il buon Max decide di tornare momentaneamente in Italia, più che altro per sistemare le vecchie situazioni lasciate in sospeso, ma soprattutto, lo si capisce subito, per cercare di recuperare la relazione con il figlio interrotta per cause di forza maggiore quando quest’ultimo era ancora in tenera età. Questo sarà il pensiero che accompagnerà tutta la trasferta del protagonista, accompagnato da Nora, la sua nuova compagna e aiutato dall’amico italiano Stefano, “abbandonato” da Max nell’esilio in Patagonia, e felicemente ritrovato.

Il ritorno al passato non è sempre positivo, soprattutto quando si scopre che la vita è andata avanti, e quello che avevamo lasciato ormai non esiste più. Max riuscirà a sistemare positivamente la situazione lasciata in sospeso con l’azienda in cui lavorava prima, in un modo piuttosto inaspettato e sicuramente diverso da come si aspetterebbe un qualunque uomo che vive nel materialismo della nostra società e che mette il guadagno e il profitto al primo posto, assolutamente normale per colui che si è reso indipendente dal denaro e non è disposto a sacrificare la propria libertà per tutto l’oro del mondo. L’incontro con l’ex suocero è non privo di una certa tensione, mentre quello con la ex moglie scivola via senza lasciare nulla nel cuore, questo a probabile testimonianza di un vero amore che tra i due non c’era forse mai stato.

E’ chiaro che l’incontro con il figlio ormai adolescente non può lasciare indifferenti, perché qui si entra nella sacralità del rapporto genitore-figlio, e di un amore che non trova alcuna spiegazione logica perché solo il cuore può svelarne il mistero. L’incontro è viziato da una serie di sentimenti contrastanti, il senso di colpa del padre per la sua assenza, il desiderio di essere perdonato e riaccolto e di recuperare in qualche modo il tempo perso, la rabbia e l’incapacità di capire del figlio, che non riesce a distogliere lo sguardo dal grande vuoto generato da anni di assenza paterna, seppur mascherata dalle menzogne della madre e degli altri familiari.

Questo è il momento secondo me centrale del romanzo. Come finirà? E’ chiaro che lascio a voi il piacere di scoprirlo.

Massimo Spadetto ci regala un romanzo introspettivo, emozionante, un vero e proprio viaggio nel mondo delle riflessioni e dei sentimenti. Il grande Mazziere questa volta prende forma e compare personalmente in un dialogo meraviglioso con Max, a testimonianza dell’importanza del rapporto spontaneo e diretto tra l’uomo e Dio (chiedo scusa all’autore, ma soprattutto al grande Mazziere se mi permetto di chiamarlo così, e lui sa perché dico questo). Un solo capitolo lungo tre pagine o poco più dedicato a quel momento è sufficiente per rendere Il grande Mazziere vero protagonista di tutto il romanzo, seppur con discrezione e rispetto. Un dialogo di cui vi riporto un paio di righe che io considero l’essenza della Fede.

“Senti, forse tra qualche giorno dovrei incontrare mio figlio che non vedo da anni. Non è che mi daresti una mano a far tornare l’armonia padre-figlio? Dai, su, che ti costa? Per te sarebbe un semplice schiocco di dita!”

Butta la testa indietro e si sganascia dal ridere:

“… Per chi mi hai preso? Pensi che io sia il mago Silvan? L’unica cosa che ti posso dire è: fai il bravo e sii te stesso, non tirarlo e non spingerlo. Vedrai che tutto si sistemerà. Ma non puoi pretendere che ciò avvenga in un lampo. Sii paziente e credici; non sperare, credi! Se questo è ciò che ti spetta, ebbene, l’avrai.”

Non credo di dover aggiungere altro.

Incontri inaspettati, successioni di avvenimenti che trovano piena assonanza nelle sensazioni e nei sentimenti dei protagonisti ci insegnano che la vita è un dono che definire meraviglioso è poco. Una grande opportunità che ci viene donata per Amore, e che noi siamo liberi di far fruttare o meno. Il dono della vita è davvero tale solo se accompagnato da quello della libertà.

Questo romanzo ci insegna anche che il corso della vita può cambiare in qualunque momento, che in una manciata di minuti può succedere ciò che non accade in trentanni, e che la speranza non deve trasformarsi in sofferenza e assillo, ma deve essere vissuta con fiducia e accoglienza.

Grazie Massimo per questo dono che ci hai fatto con il cuore. Aspettiamo dell’altro. Luca.

"Tutto il peso della libertà" di Massimo Spadetto, Enjoy edizioni
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post