"Metropoli" di Massimiliano Santarossa, Baldini & Castoldi editore

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

"Metropoli" di Massimiliano Santarossa, Baldini & Castoldi editore

Nel 2035 l'era della grande produzione e dell'estremo benessere economico è definitivamente crollata lasciando solo un cumulo di macerie in un mondo diventato ormai invivibile per il genere umano. I sopravissuti a tale disastro sembrano destinati a vagare nel vuoto in una continua lotta per la sopravvivenza sempre più ardua e difficile. Un oceano di nulla da cui sorge lei, Metropoli, unico polo che sembra assicurare all'uomo una parvenza di salvezza, ma che dal passato sembra aver assorbito solo la frenesia e il progresso produttivo enfatizzato a livelli sovrumani, uccidendo tutto il resto. Metropoli, sembra quasi una creatura viva, maledetta, che fagocita tutto degli uomini: anima, spirito e corpo rendendoli automi senza desiderio e senza speranza, al fine di nutrire se stessa raggiungendo un'autonomia così totale, così radicale, da annientare totalmente il senso della vita. A Metropoli i cittadini non hanno nome, sono identificati con un numero. Gli alberi, i prati sono di plastica, gli uomini sono divisi dalle donne, i bambini non hanno genitori: subito dopo la nascita vengono allontanati dalle madri e fatti crescere in un ambiente isolato e asettico per inoculare già dalla nascita il germe di Metropoli. A Metropoli si lavora ininterrottamente 6 giorni su 7 dalla mattina alla sera. Le lunghe ore di lavoro sono interrotte da 5 minuti di pausa in cui ogni cittadino ha il diritto di bere il liquido rigenerante, contenuto in una minuscola fiala di vetro posta nel taschino della divisa che viene rinnovata ogni giorno, a fine giornata ogni cittadino si ritira in solitudine nel proprio minuscolo e spartano alloggio. Gli unici divertimenti sono costituiti dal consumo di una biancastra sostanza alcolica, e da un luogo squallido dove si pratica la masturbazione. Nemmeno i sapori nella loro varietà esistono più; a Metropoli ci si nutre di una strana e inquietante gelatina, accompagnata da un liquido bluastro, indefinibile. I colori sono morti, soppiantati da un cielo perennemente grigio che si riflette nell'animo dei cittadini. Tutto a Metropoli è regolato da rigide e assurde leggi. Si può veramente dire che, a seguito della caduta di un'era, Metropoli sopravvive enfatizzandone i lati più negativi atti a raggiungere un unico scopo: la crescita fine a se stessa. L'arte, la cultura, tutto è assolutamente morto: la musica non esiste, la letteratura nemmeno, alcuni cittadini che in qualche modo si differenziano dalla massa, sono costretti a incontrarsi ogni giorno e parlare del passato per tramandarlo e farlo sopravvivere il più possibile: l'uomo ha bisogno di mantenere il contatto con le sue radici più vere, che sono poi la sua realtà più profonda. L'unico dio di Metropoli si chiama produzione, e a esso i cittadini sacrificano se stessi con squallida abnegazione, fagocitati da un mostro che li ha spogliati di tutto, riducendoli ad automi che fondano la loro esistenza su un unico concetto: Metropoli siamo noi.

Quella frase è, secondo me, il perno su cui ruota tutto il romanzo. Quelle poche parole infatti lo staccano dal contesto temporale in cui è ambientato per renderlo estremamente attuale e reale. L'aurore ci ricorda che non è necessario aspettare il 2035 per far nascere Metropoli, perché essa può essere già presente nella nostra quotidianità.

Metropoli siamo noi, quando perdiamo il senso della vita, sacrifichiamo famiglia, amori e affetti per produrre, per guadagnare; quante volte ho incontrato persone rivolte solo alla crescita produttiva, neanche economica, perché il loro interesse è assorbito totalmente dal lavoro non finalizzato al guadagno e a creare quindi un tenore di vita più agiato. Ho conosciuto persone schifosamente ricche, ma proporzionalmente povere proprio perché incapaci di godere perfino della ricchezza.

Metropoli siamo noi, nel nostro piccolo, quando rigettiamo altre culture, oppure vorremmo farle scomparire uniformandole alla nostra, dimenticando che sono proprio i colori e le diversità a rendere bello il mondo.

Metropoli siamo noi, quando chiudiamo le porte del cuore e ci rifiutiamo di ascoltare e accogliere, quando escludiamo, o peggio maltrattiamo ogni forma d'arte sminuendola per fini economici, quando manipoliamo l'informazione al fine di togliere agli altri la capacità di ragionare, di pensare; siamo noi quando escludiamo la spiritualità, oppure vorremmo incanalarla in un' unica religione che non tiene conto di quell'unicità che rende ogni essere umano una creatura irripetibile, amata e prediletta da Dio.

Metropoli siamo noi, quando assecondiamo falsi idoli che piano piano ci rinchiudono in corridoi sempre più bui fino a condurci alla morte interiore.

Infine Metropoli siamo noi perché, volenti o nolenti, essa è una creatura dell'uomo. Non è più quindi il mondo creato da Dio, ma è il mondo creato dalla mente debole e distorta dell'uomo.

Scritto da una delle migliori penne dell'attuale panorama editoriale italiano, Metropoli è davvero un grande libro da possedere, leggere e meditare, e mi sento di ringraziare il bravissimo Massimiliano Santarossa per averci donato i suoi pensieri e i suoi sentimenti; non avrebbe potuto scegliere metodo più efficace di questo romanzo.

Metropoli è ben distribuito e presente in diverse librerie, quindi non dovreste avere particolari difficoltà a reperirlo.

Un caro saluto a tutti voi, e alla prossima! Luca.

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