Infermiere al Ca' Foncello e scrittore nel "Tempo senza ore dell'Alzheimer". Articolo apparso sul Gazzettino di Treviso del 2 gennaio 2016.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Luca Favaro ambienta nel trevigiano una storia di dolore e di solitudine.

"Praticamente non esiste musica senza tempo. E non esiste vita senza tempo. Ma esiste un tempo che va oltre le ore, oltre i ricordi del presente immediato. E' il tempo del male, quel tempo che annebbia il gesto quotidiano, la consuetudine, persino l'amore. Non è facile raccontare l'Alzheimer, come non è facile dire cose che ancora, in parte, sfuggono. Ma questo libro di Luca Favaro, infermiere del Ca' Foncello ad alta densità musicale, si legge d'un fiato. Perché racconta il regredire progressivo di un uomo giovane e anticonvenzionale allo stadio del buio, del non ricordo, della violenza che è infinita frustrazione. Un libro doloroso e pieno di passione, questo "Il tempo senza ore" (Nulla Die edizioni) che racconta la storia di Marco, musicista e direttore di coro, della sua famiglia e di Margot l'angelo salvatore, in una Treviso quasi contemporanea, riferimenti geografici e culturali precisi. Un direttore di coro, che si scoprirà figlio illegittimo di un magistrato, il rapporto inscindibile con allievi e coristi, l'amore totale per il cane e una vita che certo esula dai canoni borghesi. Poi l'incontro della vita, quello con Margot, la fuga e infine la diagnosi che inchioda: Alzheimer. E' un discendere all'inferno di girone in girone, tra amore e rabbia, con la musica come fedele compagna della solitudine e la resistenza di poche persone al fianco.

"Dopo alcuni libri di racconti - spiega Favaro - do alle stampe il mio primo romanzo. Una storia ambientata nel trevigiano che ha lo scopo di far emergere il calvario quotidiano che si trovano a vivere gli ammalati di Alzheimer e soprattutto i familiari che devono sobbarcarsi l'assistenza tra milioni di difficoltà".

Duecento pagine e poco più che appassionano e addolorano, contribuendo a raccontare come il male possa insinuarsi nelle vite normali, e come l'emergenza cominci sempre più a essere indifferente al dato anagrafico.

Elena Filini

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