"L'apocalisse di Marco", di Giuseppe Cagnato, edizioni Nulla die.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Letteralmente la parola apocalisse significa “rivelazione” o “scoperta” e indica un qualcosa che è nascosto agli occhi di tutti e che prima o poi emergerà. Di per sé quindi, il significato non sarebbe poi così catastrofico. Dal punto di vista Cristiano, poi, l'apocalisse vedrà il ritorno di Cristo per portare la creazione al massimo della gioia, del compimento e della realizzazione. Porta in sé la speranza di un nuovo inizio, di un mondo migliore. Probabilmente ognuno di noi sogna nel proprio cuore l'apocalisse, soprattutto se vista dal nostro punto di vista: tutte le malvagità e le ingiustizie spariranno, e finalmente ci sarà la rivincita degli ultimi, dei buoni, degli onesti e di coloro che il mondo considera perdenti, mentre saranno definitivamente sconfitti i malvagi.

Tutto sommato a Marco non dev'essere poi dispiaciuto l'annuncio dell'apocalisse giunto da Catastrofe con un metodo piuttosto inconsueto, soprattutto sapendo che lui, la sua famiglia, e tutte le persone da lui prescelte, sarebbero sopravvissute.

Protagonista di una vita come tante, anonima, dal colore tendente al grigio; un lavoro che non lo soddisfa più di tanto, una buona relazione coi figli ma non altrettanto con la moglie, un rapporto freddo coi suoceri, il grande vuoto lasciato dai genitori, pochi amici e la dura convivenza con altre persone in un condominio che non ha niente di una reggia. Una vita insomma quella di Marco, che non offre nulla di entusiasmante, e in genere è proprio nel momento in cui si vive quel genere di realtà che si accoglie l'apocalisse quasi come una liberazione; se non altro l'esistenza sarà costretta a cambiare, e il pensiero di essere stato prescelto tra miliardi di persone può generare l'illusione di essere un uomo speciale che si differenzia dalla massa.

Il mezzo di salvezza dal richiamo vagamente biblico, sarà un'arca, costruita da Marco e da coloro che si imbarcheranno con lui. Non voglio proseguire oltre con la trama del romanzo, ma molti sono gli aspetti che emergono dalla sua piacevole lettura, sostenuta da uno stile di narrazione ironico, a tratti molto divertente. Ma la storia, seppur apparentemente irreale, nasconde molti aspetti più o meno tristi della realtà; sembra quasi che toccare il fondo sia qualcosa di necessario per poter poi ripartire verso l'alto, e questo aspetto in questo romanzo emerge spesso. Alla fin fine, l'uomo è dipinto come una creatura in continua lotta con se stessa, la sua incapacità di godersi la pace lo porta a sconvolgere più o meno volutamente gli equilibri. Sembra che l'uomo abbia sempre bisogno di creare leggi che regolamentino la sua vita al fine di perseguire la felicità, ma sembra anche incapace di resistere alla tentazione di trasgredirle. In alcuni punti, tra le righe, emerge una sorta di rivoltante disprezzo verso un'umanità che non riesce a rinunciare al male, votata all'egoismo più cieco, incapace di imparare dalla propria storia, costantemente attratta dall'autodistruzione, perché come dirà a un certo punto Catastrofe: "Se continuate così, non servirà un mio intervento per distruggervi, lo farete da soli" Ma in questo romanzo, emergono anche altri aspetti più positivi, come l'importanza dell'aiuto reciproco per esempio e della cooperazione; la barca della vita progredisce con successo quando tutti si muovono verso la stessa direzione, quando tutti smettono di sfruttare gli altri utilizzandoli per la propria realizzazione, ma mettono al primo posto il bene comune. Alla fin fine, il protagonista riscopre la bellezza della propria famiglia, in cui perfino le liti e le incomprensioni possono essere vissute come una ricchezza capace di dare senso alla vita, perché seppur in maniera distorta, riescono a parlare d'amore.

Come finirà l'odissea di Marco? A cosa porterà davvero l'arca della salvezza? Siamo proprio sicuri che sia così facile ricominciare? Se venisse per davvero l'apocalisse, chi sarebbero davvero i più fortunati? I morti o i sopravissuti?

A voi la lettura di questo notevole romanzo del bravissimo Giuseppe Cagnato, che vi conquisterà e vi farà desiderare di leggere presto qualcosa di nuovo partorito dalla sua penna estremamente versatile e creativa. Bravo Giuseppe!

Luca

Giuseppe Cagnato è uno scrittore trevigiano al suo secondo romanzo. Dopo la riuscita prova d'esordio: "Gli imbecilli? Stanno tutti bene" (Nulla die, 2013), torna a evidenziare, con il solito ironico garbo, la drammatica ed eccentrica banalità della condizione umana. Una caducità trascendente che nessun tentativo di elevazione dello spirito potrà superare, ma solo mitigare.

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