Dipendenza affettiva e manipolazione, come difendersi. “L'arte di non lasciarsi manipolare” di Isabelle Nagare-Aga, edizioni Paoline.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Dipendenza affettiva e manipolazione, come difendersi. “L'arte di non lasciarsi manipolare” di Isabelle Nagare-Aga, edizioni Paoline.

La dipendenza affettiva e la manipolazione sono argomenti che mi stanno particolarmente a cuore, a cui ho dovuto approciarmi negli ultimi anni più per necessità che per virtù. Ho trovato molto utile questo libro di Isabelle Nagare-Aga.

Innanzitutto, chi è il manipolatore? Difficile dare una definizione precisa, anche perché non si tratta di una persona legata a un preciso status sociale, a una precisa professione o ad un preciso ruolo. Possono essere medici, operai, segretari, manager, infermieri, insegnanti, commessi, possono svolgere qualunque professione, così come possono essere tranquillamente genitori, nonni, figli, nipoti ecc. Tutti sono accomunati da un unica caratteristica: manipolare le relazioni umane a proprio vantaggio, ma non è tanto questa la gravità, quanto piuttosto il fatto che, nel manipolare, fanno leva su sottili meccanismi psicologici ed affettivi distruggendo totalmente la vittima. E spesso ci riescono in maniera subdola, ricorrendo a quella che in genere si identifica con la violenza psicologica, spesso perfino più dannosa e pericolosa di quella fisica per i danni che provoca.

Il manipolatore vuole emergere pur non avendone le capacità, e cerca di farlo screditando e uccidendo gli altri, e gode nel torturare, nel far soffrire. In genere si tratta di persone non violente e talmente subdole, da essere difficilmente identificabili perfino dalla vittima stessa, e anche se quest'ultima riuscisse a scoprirli, non sarebbe in grado di dimostrare in nessun modo la loro colpevolezza. Il manipolatore è abile ad agire nell'ombra. In genere si tratta di persone che amano dare una buona immagine di sé, ma poi, se si scava in profondità, si scopre che mancano di consistenza. L'autrice afferma che molte depressioni sono causate dalle relazioni con almeno un manipolatore.

Nel libro c'è un elenco di trenta caratteristiche tipiche del manipolatore, e non vi nascondo che, leggendole, si viene colti dal timore di riscoprirsi tali; in realtà l'autrice sottolinea che un minimo di manipolazione è presente in tutte le relazioni umane, e che in alcuni momenti della vita ognuno di noi può avere qualche atteggiamento manipolatorio nei confronti degli altri, tuttavia nel caso del manipolatore relazionale la situazione è diversa: egli non riesce intrattenere nessuna relazione senza manipolare, si tratta proprio di uno stato patologico talmente radicato nella personalità, che egli non “fa” il manipolatore, ma lo “è”. A parte questo comunque, bisogna riscontrare almeno dieci caratteristiche in una persona prima di poterla definire manipolatrice.

L'autrice afferma che, nella sua carriera di psicologa si è trovata spesso a dover riparare danni molto gravi nella psiche delle vittime di personalità manipolatrici. A parte questo, ha spesso riscontrato che le personalità manipolatrici hanno la capacità di causare disastri nei posti di lavoro, spesso mettendo le persone l'una contro l'altra. Molte volte racconta di essersi trovata in situazioni familiari disastrose, con liti e rotture di relazioni tra persone, e di essersi messa erroneamente a lavorare su queste ultime prima di arrivare a scoprire che dietro vi era lo zampino di un manipolatore; in genere proprio colui al di sopra di ogni sospetto, che nella situazione sembra non esserci nemmeno implicato. Già... sembra, ma non è così. Lì sta l'abilità del manipolatore: creare il disastro e nascondersi rendendo praticamente impossibile dimostrare che ne sia implicato.

Spesso la persona manipolatrice appare simpatica, affabile, intelligente e accomodante, in realtà si nasconde ben altro. Il manipolatore soffre quando non è al centro dell'attenzione, e spesso ci riesce, ma non per merito delle proprie capacità, quanto piuttosto screditando gli altri. Il manipolatore è spesso roso dall'invidia di fronte ai successi altrui, e cerca di attuare qualunque strategia atta a sminuire l'altro. E' chiaro che, se si trova di fronte a una personalità debole e particolarmente sensibile, i danni che può creare in quest'ultima sono davvero notevoli. In un gruppo in genere, il manipolatore parla sempre a voce alta, tende a prevaricare, ad annullare gli altri cercando di apparire sempre spiritoso e di conquistare con la simpatia. Entra in relazione con gli altri scherzando puntando soprattutto sull'apparire, ma in realtà per smascherare la sua inconsistenza basta entrare in profondità; la sua reale conoscenza spesso è sommaria ed egli è assolutamente incapace di affrontare un argomento fino in fondo. In ogni caso egli non cercherà mai di promuovere lo spirito di gruppo, quanto piuttosto di emergere e dare l'impressione di essere indispensabile. Nelle relazioni, il manipolatore non si espone mai per primo, ma fa in modo che siano gli altri a farlo. Le sue risposte sono spesso evasive e possono avere diverse interpretazioni, così in una particolare situazione, ogni decisione presa dagli altri, se sbagliata, non sarà mai per sua colpa, e questo lo farà notare nel caso del fallimento mentre invece sarà subito pronto ad assumersi tutti i meriti nel caso di successo. Le frasi del manipolatore, soprattutto nei confronti delle personalità sensibili al suo gioco, sono sempre ben mirate a colpire nel profondo pur apparendo innocue. Il manipolatore non si assume mai responsabilità dirette, egli non agisce, ma induce gli altri all'azione. Non litiga, ma provoca le liti, è molto bravo a mantenere una neutralità che gli consente quindi di cambiare improvvisamente le carte in tavola creando spesso destabilizzazione nelle relazioni. Ha l'incredibile capacità di mettere le persone contro, ma anche di coalizzare gruppi interi di persone contro un unica vittima. Sono maestri nel mobbing, sia nel lavoro che familiare. Mi ha molto colpito la testimonianza di una donna di cinquantanni, che raccontava di odiare uno zio solo perché sua madre (manipolatrice) era riuscita a convincerla profondamente che si trattava di un uomo malvagio. “In realtà lui non mi aveva fatto niente di male, era anche un tipo tranquillo, non avevo riscontri particolari di comportamenti scorretti da parte sua, eppure provavo per lui una sorta di disprezzo che nemmeno io riuscivo a spiegarmi. E mi comportavo con lui ignorandolo, negandogli il saluto, atteggiamenti che non ho mai avuto con nessuno”. In tal caso, la madre era riuscita a entrare talmente tanto nella mente della figlia, da convincerla di una cosa non vera. Una volta scoperto, il manipolatore nega la propria colpevolezza, e agisce senza aggredire direttamente il suo antagonista sapendo di non poter reggere il confronto, ma coalizzandogli contro altre persone. Il manipolatore ha bisogno di alleati in certe situazioni, soprattutto quando sa di aver torto. Che dire allora dei genitori manipolatori? In genere si distinguono da una caratteristica: creano dipendenza. Ci sono ultracinquantenni che ancora non riescono a vivere senza dipendere dalla decisione dei propri genitori. La dipendenza affettiva, tanto pericolosa quanto devastante, sembra essere una costante nelle famiglie con genitori che manipolano i figli, e troviamo situazioni in cui i fratelli cadono preda di una sorta di competizione patologica, feroce, impietosa. E' molto probabile che due figli di un genitore manipolatore, non riescano ad andare d'accordo tra di loro; il genitore fa leva proprio su questo, la naturale gelosia e quel senso di competizione che in una certa misura è normale, e perfino positivo, ma in questo caso viene spinto a livelli estremi causando il disastro. Poi naturalmente, quel genitore si dichiarerà sempre dispiaciuto, e perfino vittima di una situazione in cui i figli non riescono ad andare d'accordo tra di loro; situazione che, più o meno consapevolmente e in maniera subdola, egli stesso ha creato.

Ho trovato questo libro molto interessante, anche per un altro motivo: pur tracciando un profilo molto chiaro del manipolatore, in realtà non lo condanna. L'autrice non manca di sottolineare che la personalità manipolatrice è una personalità malata, sofferente, che nasconde spesso un profondo complesso di inferiorità, una grande paura, un bisogno di affermazione talmente distorto da diventare patologico. Ecco perché il libro non punta tanto nel demonizzare il manipolatore, quanto piuttosto nell' aiutare la vittima a difendersi suggerendo consigli e strategie di contro manipolazione che possono rivelarsi molto utili. Alla fin fine, è pur vero che una persona, per manipolare deve anche trovare terreno fertile, e manipolatore e manipolato sono entrambi patologici quanto lo sono il sadico e il masochista. Ecco perché, per difendersi dai manipolatori, non è sufficiente apprendere tecniche di contromanipolazione, ma bisogna lavorare nel profondo, nel recupero dell'autostima. Se una persona impara ad amarsi, a riscoprire la propria bellezza e il proprio valore, ecco che difficilmente cadrà vittima di un manipolatore, perché non avrà bisogno della conferma di nessuno per riscoprire la propria appagante realtà di creatura amata e desiderata. D'altro canto, quel tipo di scoperta, sarà in grado di cambiare anche la personalità manipolatrice, che cesserà di esserlo per lo stesso motivo.

Alla fin fine questo libro insegna che il male non conosce carnefici, ma solo vittime.

Un caro saluto a voi tutti, e alla prossima!

Luca


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