"Al di là del muro", di Alberto De Poli, edizioni "La Gru"

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Direi che è quasi impossibile parlare di questo secondo libro di Alberto De Poli, “Al di là del muro” senza menzionare anche il primo, cioè “Incubi a nordest”, che trovate recensito in un articolo precedente in questo stesso blog.

Generalmente, per chissà quale legge della natura, il secondo libro di un autore passa sempre un po’ in sordina, soprattutto se il suo predecessore è un grande libro come appunto è quello di De Poli. Il secondo sembra sempre un momento di passaggio che collega in genere due lavori ben riusciti. Non è il caso di questo “Al di là del muro” di Alberto. Si tratta infatti davvero di un gran bel libro, che non teme minimamente l’eventuale confronto con il precedente, anche se a me i confronti non piacciono molto soprattutto nell’abito letterario. Ogni libro è frutto di un periodo della vita di un autore, è un po’ un’istantanea scattata in un momento ben preciso, che non può essere confrontato con precedenti o futuri. Per prima cosa si nota subito una certa differenza nello stile di scrittura di Alberto, che sembra notevolmente migliorato, più diretto, essenziale, meno corposo e ridondante. Ma veniamo alla storia. Jimmy è il protagonista di questo romanzo, un ragazzo orfano di madre, che un giorno decide di non lasciarsi stritolare dal sistema del nordest basato fondamentalmente sul lavoro, la ricchezza e nient’altro, decidendo di fare il musicista a tempo pieno. Probabilmente egli ha ereditato la passione per l’arte dalla madre pittrice, comunque, per questo motivo si scontra con il padre imprenditore e abbandona la famiglia per cercare di sfondare nel mondo della musica, incoraggiato dall’esempio del suo idolo: Jim Morrison. La storia si sposta a dieci anni dopo. Jimmy non ha ancora sfondato nel mondo della musica, ma ha fondato un gruppo rock chiamato “Zona Rossa” di cui ne è il cantante e chitarrista.

Oltre a lui il gruppo è formato dalla bassista Valentina, di cui fino a un certo punto del romanzo Jimmy è innamorato, il tastierista Pablo e il batterista Jack che divide il suo appartamento con Jimmy. Il gruppo si muove ancora a livello underground, in attesa dell’occasione di essere notato da qualche pezzo grosso della musica, mantenendosi con i concerti nei vari locali del trevigiano, facendo uso in buona dose di vari tipi di droghe e di alcool. Diciamo che i ragazzi sembrano essersi immedesimati bene nella vita tipica delle rockstar, forse un po’ precocemente non possedendone ancora le possibilità economiche. A fare da contorno alle vicissitudini della band ci sono altri personaggi, come Tony l’orfano, che è anche il loro spacciatore ufficiale; Ricky, un produttore di una casa discografica indipendente che sembra interessato alla musica della band, dando loro la possibilità di registrare anche un demo, Samantha, una ragazza facente parte di una band chiamata “Pink Lady” che Jimmy incontra durante le sessioni di registrazione. Tra i due nasce una storia d’amore. La sorella Chiara, con cui Jimmy mantiene una relazione stretta, il fratello che appare in maniera più marginale, mentre un altro personaggio importante è la madre di Jimmy. Essa compare solo nei ricordi del ragazzo, ma si percepisce subito la notevole influenza dettata da un profondo legame affettivo che la donna ha donato al figlio. Il padre di Jimmy compare solo all’inizio e alla fine del romanzo, ma si comprende da subito come, il non aver mai risposto ai bisogni affettivi del jimmy bambino, ne abbia segnato pesantemente le scelte da adulto.

Jimmy è davvero un personaggio che mi ha affascinato da subito. Durante la lettura ho vissuto con lui una sorta di empatia. Jimmy incarna in qualche modo il desiderio di libertà che ognuno di noi sente nel cuore ma non ha il coraggio di seguire, masticato, inghiottito, digerito e reso anonimo dal sistema economico tipico del nordest, che mette il lavoro al primo posto sacrificando tutti gli altri valori. Lui ha avuto l’ammirabile coraggio di dire “No!”

Chi di noi non ha mai sognato di fare l’artista a tempo pieno? Chi di noi non ha mai sognato di essere libero di seguire i desideri più profondi dell’anima, facendo diventare i propri hobby e le proprie passioni le fonti principali di sostentamento?

Eppure la sensazione che ho sentito leggendo il romanzo, è che in verità Jimmy non è felice. L’ho percepito come un’anima in fuga che tenta di dimenticare qualcosa, ma soprattutto alla ricerca dei valori affettivi più profondi. Nonostante l’uso massiccio di droghe e alcool abbastanza consueto in certi ambienti, Jimmy si rivela da subito una persona tutt’altro che inaffidabile, con una serietà caratteriale di fondo, e la capacità di mettere i valori affettivi al primo posto, davanti persino alle opportunità di una carriera in decollo. Verso la fine del romanzo, la riconciliazione con il padre diventa molto più importante di un concerto fallito che i compagni della band gli rinfacciano. Davvero splendido il paragrafo che segue:

 

“Jimmy, abbiamo mandato tutto a rotoli, tu e la tua bambola… Mi ha chiamato Ricky, e mi ha detto che Mauro ci ha messo una croce sopra, che lui ha a che fare con professionisti, non con un gruppo di alcolizzati senza batterista. Ma mi stai ascoltando?”…

Sinceramente non me ne frega un cazzo di quello che mi sta dicendo Valentina. Non me ne frega un cazzo di aver perso un’occasione. Ce l’abbiamo fatta fino ad adesso, e ne troveremo delle altre di opportunità. Il mio pensiero è ancora lì, tra le braccia di mio padre e a quel suo odore di sigaro. In questo momento non può esistere altro…

 

Il finale è assolutamente sconvolgente. Lo era anche quello di “Incubi a nordest”, ma questo lo è in maniera diversa. Tutto si risolve in quattro righe. Con poche essenziali parole Alberto riesce davvero a far venire il nodo alla gola, portando a compimento il senso di un romanzo molto più profondo di quanto si possa percepire in un primo momento.

Che dire? Non ci sono parole per complimentarsi con Alberto De Poli, davvero un talento di casa nostra che dimostra di avere le carte in regola per arrivare lontano, ed è quello che io gli auguro con tutto il cuore. A questo poi dobbiamo associare anche il sodalizio con Massimiliano e Serena, i titolari della casa editrice La Gru una delle giovani realtà più belle del panorama  editoriale italiano che pubblica lavori eccellenti facendo emergere artisti davvero validi, attraverso a un duro e scrupoloso lavoro condotto davvero con amore e passione.

Consiglio a voi tutti cari amici di acquistare e leggere questo romanzo, sia perché merita, sia perché è giusto premiare e far emergere chi lavora con onestà, passione e dedizione.

Non facciamo morire queste qualità che stanno diventando sempre più rare, patrimonio di pochi eletti.                                                  

 

Intervista ad Alberto De Poli

 

Alberto De Poli nasce a Treviso nel 1973. Spinto da Massimiliano Santarossa, debutta nel 2011 con il fortunato “Incubi a nordest, andata e ritorno” (La Gru). Ingerito dal sistema triveneto, non ne viene digerito. Lo combatte con le parole. E pare stia vincendo.

 

Queste poche righe sul retro di copertina del libro, sono più che sufficienti a presentare Alberto De Poli, che ha dimostrato di avere un ottimo talento, vivo e in continuo rinnovamento. Le persone come Alberto ci dimostrano che non è necessario fare tanta strada per scoprire i talenti. Spesso si tratta di coloro della porta accanto, e noi non lo sappiamo.

 

Ciao Alberto, per prima cosa ti ringrazio per aver accettato di essere ospite del mio blog.

Ciao Luca, sono io che ti ringrazio per avermi ospitato.

Passo subito al vivo dell’intervista chiedendoti di parlarci di questo tuo nuovo libro. Se tu dovessi descriverlo con due parole, quali useresti?

La prima parola che mi viene in mente pensando ad “Al di là del muro” è “libertà”. La seconda potrebbe essere “sogno”. Jimmy, il protagonista, all’età di 19 anni esce di casa per inseguire un sogno e quel sogno è proprio quello di essere libero, non vuole fare la fine di suo padre e dei suoi fratelli che vivono una vita schiava del lavoro, schiavi di un sistema che non ha nulla a che fare con la vita.

Cosa vorresti donare ai lettori dei tuoi libri? Preferisci coinvolgere la loro mente dando spunti di riflessione o toccare il loro cuore generando emozioni?

Questo romanzo nasce da una frase, da un punto di riflessione. Un giorno stavo parlando con un mio caro amico, un musicista di quelli veri, e mi raccontava che uno dei più bei giorni della sua vita è stato quando la ditta di suo padre è fallita. A tutti potrebbe sembrare una tragedia così su due piedi, ma vista con gli occhi di un figlio, che come Jimmy era fuggito di casa per rincorrere un sogno, il fallimento dell’azienda è coinciso con il ritorno di suo padre, che prima era troppo impegnato per ricordarsi di avere dei figli. Quindi dare spunti di riflessione ai lettori, può combaciare col dare emozioni, e non sempre le emozioni fanno rima con amore.

Rispetto al tuo libro precedente, in questo si nota una decisa evoluzione nel tuo stile di scrittura. E’ un cambiamento spontaneo o ricercato?

In effetti non sei il primo a notarlo, e questo non può che farmi un gran piacere. Negli ultimi tempi ho letto molto, penso che questo mi abbia portato ad evolvere anche nella scrittura. Lo scrittore ha bisogno di guardare la vita che gli gira intorno, di catturare gli istanti negli occhi delle persone, e tutto questo lo puoi vedere di persona seduto in un bar, davanti a una bella birra ghiacciata o tranquillamente seduto sul divano tra le pagine di un buon libro.

Adriano e Jimmy, due personaggi diversi ma simili sotto molti aspetti. Entrambi vivono una situazione di disagio col famoso “sistema del nordest”, ed entrambi vi reagiscono con la fuga. Il primo cercando di cambiare paese, il secondo abbandonando la famiglia e dedicandosi alla musica a tempo pieno. Con quale dei due personaggi ti identifichi di più?

La storia di Adriano (Incubi a Nordest) è quella che mi assomiglia di più, come succede spesso con il primo romanzo, si finisce immancabilmente con raccontare se stessi. Io in fabbrica ci ho lavorato un bel po’ di anni, e ogni santissimo giorno che mi svegliavo per andare a timbrare il cartellino, sognavo di andarmene lontano, mi sentivo ostaggio della mia stessa vita, esattamente come Adriano Biancon. Jimmy invece è quello che avrei voluto essere: un musicista, un uomo libero dal sistema.

Jimmy è un personaggio anticonformista, indubbiamente molto coraggioso, ribelle e dedito all’uso di droghe. Tuttavia nel racconto traspaiono una serietà caratteriale e una coerenza di fondo. Lo trovo poi un tipo molto sanguigno, che ha bisogno di esprimere la sua affettività, bisognoso di amare e di essere amato, ben capace insomma di dare ai sentimenti la giusta priorità rispetto alle altre cose. Almeno questa è la mia opinione. Quanto pensi che il suo desiderio di essere amato soprattutto dal padre abbia influito nel suo spirito di ribellione?

Jimmy ha un grande cuore, anche se a volte tende a nasconderlo dietro alla voglia di fare il duro, ma quello che gli manca di più è la presenza di sua madre, donna fondamentale per la sua vita e che, anche dopo la sua morte, sente essere presente in lui. Jimmy più che ribellarsi al padre, si ribella al sistema che gliel’ha portato via, non vuole accettare una vita che per molti è considerata “normale”, ma per Jimmy, e così anche per me, lavorare dieci-dodici ore al giorno è una delle cose più anormali che esistono.

So che oltre alla lettura e alla scrittura, anche la musica è una tua grande passione, che traspare in entrambi i protagonisti dei tuoi libri. Questa domanda con c’entra nulla con i tuoi romanzi, ma la curiosità mi spinge a chiederti: quali sono i tuoi musicisti preferiti? In qualche modo hanno influenzato anche la stesura di questi tuoi due romanzi?

Ho avuto una lunga storia d’amore con Jim Morrison, non proprio un esempio di vita, ma un esempio di mente eccelsa. Lui ha vissuto solamente 27 anni in questo mondo terreno, ma quello che è riuscito a fare nella sua breve comparsa lo ha reso immortale. Sono un grande appassionato della musica anglosassone, a partire dai Beatles, ai Sex Pistols, passando per i Clash, per poi arrivare ai Radiohead, Oasis, Kasaibian. Andando di là dell’oceano il gruppo Statunitense che ho amato di più sono i Nirvana, poi i Ramones, il mitico Jimi Hendrix e poi chissà quanti altri. Mi piace ascoltare la musica in generale. Se devo fare un nome di un cantante italiano che ho amato, beh, quello è di sicuro Vasco, da adolescente ho passato ore a cantare le sue canzoni in cameretta davanti allo specchio, è da qualche anno che l’ho un po’ perso di vista, ma rimane una grande rockstar. Mi piacciono molto Francesco De Gregori, e Fabrizio De Andrè, e ci sono gruppi italiani contemporanei, tipo I tre allegri ragazzi morti, o i Zen Sircus, che ultimamente girano spesso nel mio lettore mp3, anche se mi piacerebbe che girassero ancora i vinili. Non penso alla musica quando scrivo, è lei che si intromette senza il mio volere.

Per quanto riguarda leggere, che generi preferisci? C’è uno scrittore in particolare che ti ha stimolato il desiderio di scrivere?

Mi piace leggere i romanzi realisti, quelli che ti presentano il conto ad ogni pagina, quelli che ti prendono a schiaffoni mentre li stai leggendo. L’autore che mi ha influenzato e che mi ha spinto a scrivere è di sicuro Irvine Welsh, ma nutro un amore profondo per Chars Bukowski, il quale mi dà ancora oggi molto materiale di approfondimento. Negli ultimi tempi ho scoperto un autore Cubano: Pedro Juan Guittèrez, il quale racconta la sua Cuba con un realismo sporco e assolutamente perfetto. Poi ce ne sono moltissimi altri. L’autore italiano che sento più vicino è sicuramente Massimiliano Santarossa, lui è un bravissimo scrittore, il suo ultimo libro “Viaggio nella notte” è un capolavoro, ma oltre ad essere una grande penna è anche un grandissimo amico, da lui ho imparato molte cose e se non mi avesse spinto a crederci, forse il mio primo romanzo non sarebbe mai stato pubblicato.

So che hai scritto anche un racconto, che comparirà in un’antologia di prossima pubblicazione edita sempre da La Gru. Preferisci scrivere romanzi o racconti?

Nella maniera più assoluta i romanzi, preferisco anche leggerli, i racconti possono risultare addirittura più difficili da scrivere, in poche battute devi iniziare e concludere una storia, e per uno come me che non ha il dono della sintesi, risulta quasi più complicato.

E con la poesia, che rapporto hai?

Adoro i poeti, a dir la verità non leggo molta poesia, ma penso sia una forma d’arte assoluta paragonabile a un quadro. Una poesia può disegnare immagini che ognuno di noi può interpretare e fare sue, ma a volte rimangono solamente dentro agli occhi di chi l’ha scritta.

Direi che l’esperienza di pubblicazione di due libri è abbastanza per farsi un’idea del sistema editoriale italiano. Qual è la tua opinione in merito? Quali sono le pecche secondo te della nostra editoria? E se ci sono, quali i pregi?

Questo è un domandone al quale credo di non poter dare una risposta, posso solo raccontarti la mia bella esperienza, quella di aver trovato un editore (edizioni la Gru),  che seppur piccolo, mi ha dato la possibilità di realizzare il sogno di veder stampato il mio libro senza pagare nessun contributo. La mia avventura era cominciata con il ricevere proposte a pagamento in buste rosse vellutate da più case editrici, che non hanno nulla a che vedere con l’editoria, sono solo gentaglia che approfitta del fatto che un giovane scrittore emergente venderebbe sua madre pur di vedere stampato il suo libro e quindi loro gli fanno credere che pagando, quel sogno si può realizzare. Ma dietro alla buona riuscita di un romanzo, non c’è solo un tipografo, c’è un lavoro di redazione molto faticoso che possono fare solo persone con una grande passione per questo mestiere, e quelli della Gru ne hanno da vendere, per questo non finirò mai di ringraziarli.

Un’ultima domanda: hai progetti per il futuro?

Sto scrivendo il mio terzo romanzo, anzi, a dire la verità l’ho già finito, adesso lo lascio decantare e poi lo rileggerò per vedere se ho scritto qualcosa di buono. La mia prossima avventura sarà quella di provare a scrivere una sceneggiatura, con un amico regista stiamo capendo come fare e dove ambientare il film, è una sfida, e l’ho accettata.

Direi che hai tutte le carte in regola per riuscire in questa nuova avventura. Per quanto riguarda presentazioni o incontri con il pubblico, hai qualche data in programma?

Per quanto riguarda le prossime presentazioni, il 29 Marzo alle 20.45 a Ca’ dei Ricchi in vicolo Barberia a Treviso, presenterò i miei libri come non avevo mai fatto prima, con la collaborazione di un attore e quella di un musicista, daremo voce ai personaggi dei miei libri, canteremo e sarà una gran festa. Vi aspetto numerosi!

 

I libri di Alberto De Poli, come tutti quelli de la Gru, sono ordinabili in tutte le librerie del territorio italiano, per i Trevigiani sono presenti alla libreria Canova e alla Feltrinelli. Naturalmente sono reperibili anche in tutte le librerie on line come IBS, Libreriauniversitaria e Amazon.

Tanti auguri caro Alberto per le tue numerose iniziative, sono sicuro che presto avremo modo di sentir parlare ancora di te. Nell’attesa cari amici, gustiamoci i suoi libri. Ciao a tutti e a presto.                         http://www.edizionilagru.com/images/de%20poli.jpg Luca

 

Alberto De Poli e la copertina del suo nuovo libro:

Al di la del muro.

http://www.edizionilagru.com/images/al%20di%20la%20del%20muro%20copertina.jpg

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