Estratto dal racconto "Il crisantemo bianco" tratto da "Il sentiero della libertà"

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Cari amici, vi riporto di seguito un estratto dal racconto "Il crisantemo bianco", tratto dal mio libro "Il sentiero della libertà", chi era presente alla presentazione di Breda lo conosce già, oltre naturalmente a chi ha letto il libro, perché trattasi di uno spezzone letto divinamente da una bravissima Rainalda Torresini. Mentre lo leggeva, pensavo che stesse parlando del libro di qualcun altro! E mi sono veramente commosso. Grande Lally!!

 

Estratto da “Il crisantemo bianco”

 

Mi trovavo in medicina, reparto misto, uomini e donne. Un giorno entrai in una stanza di degenza femminile per rilevare le temperature. Sentii due occhi puntati contro di me. Vidi in uno dei letti una donna molto anziana, pallidissima, magrissima, gambe anchilosate in posizione fetale, sondino naso-gastrico. Mi fissava ma non potendo parlare con la bocca, usava gli occhi. Non riuscivo a sostenere quello sguardo, abbassai gli occhi e uscii dalla stanza facendo finta di niente, alimentato da un po’ di risentimento per com’erano andate le cose in passato. Entrai in guardiola, misi i termometri in disinfezione e mi sedetti per riportare sulle grafiche i parametri rilevati.

Non riuscivo a togliermi dalla mente quello sguardo, che conoscevo molto bene e mi era ormai entrato nel cuore, o forse dal cuore non era mai uscito. Dopo una lunga lotta con me stesso, tornai nella stanza. Appena mi vide il suo sguardo si accese di gioia. Le presi la mano e cominciai ad accarezzarla. Lei mi osservava. Dalla mano mi spostai al suo viso e cominciai ad accarezzarle le guance. Lei si lasciò coccolare chiudendo gli occhi e abbozzando un dolcissimo sorriso.

Avvicinai le mie labbra alla sua fronte e le diedi un bacio, proprio come lei faceva spesso con me per consolarmi quando ero ragazzino. I suoi occhi spalancati, si riempirono di lacrime.

Durante tutto il pomeriggio la accudii impegnandomi al massimo, lavandola, cambiandole la biancheria, somministrandole la terapia, alimentandola e idratandola attraverso il sondino. Le parlavo, anche se lei non poteva rispondermi, e forse non capiva nemmeno quello che le dicevo, ma io le parlavo lo stesso. Speravo di guarirla. Il mio turno finì, e io me ne tornai a casa mia.

Il giorno dopo, passando per il corridoio gettai lo sguardo dentro la stanza, ma il letto era vuoto. Quel letto vuoto m’insegnava tante cose, proprio come il crisantemo appassito.

La strada della tua vita sarà quella, accudire”. Queste sue parole profetiche mi tornarono alla mente. Accudire, ecco la strada della mia vita. Star vicino a chi soffre, cercare di portare sollievo, speranza, ottimismo, voglia di vivere anche quando la vita è ormai agli sgoccioli, amore, dolcezza, rispetto. Accudire. Semplicemente accompagnare nel rispetto del Disegno Divino, con la consapevolezza di essere una creatura amata e voluta, al servizio dei fratelli, in comunione col Padre.

                                                                                        Luca.
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