"Incubi a nordest" di Alberto De Poli, edizioni "La Gru".

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Cari amici, dopo una lunga pausa riprendono le recensioni a libri di autori vari che io ho letto e apprezzato particolarmente. Ci saranno diverse novità, ma a parte questo, sono contento di riprendere le recensioni con un libro pubblicato da un mio paesano: Alberto De Poli, pubblicato dalla casa editrice “La Gru” intitolato “Incubi a nordest”.

Se vi piace leggere solo autori stranieri perché siete convinti che gli italiani siano scadenti, o comunque inferiori, io vi dico che vi sbagliate. I talenti in Italia ci sono, eccome, e solo perché non sono pubblicati da grosse realtà editoriali, non è detto che siano di caratura artistica inferiore.

Se poi siete trevigiani, beh, allora vi dico che potete trovare grandi talenti dentro le porte di casa.

Uno di questi è sicuramente Alberto De Poli, che esordisce con un gran romanzo, corposo, vivace, quanto mai tristemente attuale e sicuramente ricco di spunti di riflessione.

La copertina del libro, con l’immagine in bianco e nero leggermente ingiallita con il tipico effetto “invecchiato” rende alla perfezione il contenuto di questo romanzo. La sensazione che fa scaturire, è di un qualcosa di nebbioso, opprimente, angosciante, privo di pace e serenità, ed è proprio questa l’aria che si respita in questo libro, naturalmente nel senso positivo del termine.http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/incubi_a_nordest.jpg

La storia, è quella di Adriano Biancon, un giovane trevigiano che vive da solo in un appartamento in prima periferia di Treviso, e che lavora in una stamperia. Fin dalle prime righe, si percepisce nettamente che Adriano non è felice della sua esistenza, nonostante possa contare sull’amicizia di un vivace e affiatato gruppo di amici, di un gruppo rock in cui egli canta e suona la chitarra, in un ottimo rapporto coi fratelli e con la madre, e soprattutto in una nutrita schiera di “ammiratrici” con cui instaura relazioni basate principalmente sul sesso.

Se noi leggiamo superficialmente, potrebbero sembrare pochi i “nei” di Adriano: una relazione scadente con il padre contro cui spesso si scontra, e un odio profondo per il suo ambiente di lavoro, colleghi e superiori compresi, nonostante possa godere della stima del direttore generale (in parte spontanea, in parte… indotta).

Il romanzo scorre tra serate e bevute trascorse con gli amici, “chattamenti” vari con un paio di amiche via internet, di cui una particolarmente misteriosa, relazioni con diverse ragazze basate fondamentalmente sul sesso, ma forse prive di vero sentimento, il tutto accompagnato dalla fedele “Birra Moretti”, ma soprattutto da un profondo disagio esistenziale che porta Adriano a odiare il nordest, al punto di chiamarlo NDM (ossia, nordestdimmerda)

Un viaggio di svago in Brasile con l’amico Ciccio, nonché l’incontro con Anna, una ragazza fuggita dall’Italia per costruirsi una nuova vita, cambierà decisamente il corso della sua vita.

In Brasile Adriano scopre una dimensione che sembra fatta su misura per lui. Il rientro nel NDM è un vero e proprio trauma, e Adriano decide di tornare in Brasile, questa volta per viverci definitivamente con Anna.

Da questo punto in poi, il romanzo si carica sempre più di tensione, e il disagio esistenziale si manifesta sempre di più attraverso atteggiamenti di violenza, scorrettezza e di autolesionismo.

Ormai l’unico scopo di vita di Adriano è quello di vivere in Brasile, costi quel che costi, e il tutto si compie in un finale assolutamente imprevedibile e mozzafiato.

A mio avviso, il dolore di Adriano, è un qualcosa di profondo, che va al di là del luogo dove egli è costretto a vivere. Certo, non metto in dubbio che ci sono posti, in questo caso il Brasile, che hanno il merito di agevolare la pace interiore, ma se una persona è in pace con sé stessa, lo è indipendentemente dal luogo dove vive.

Adriano pare come un giovane incapace di vivere la vita a livelli più profondi. Tante cose, tanti stimoli, tante relazioni, ma niente di veramente profondo, che vada oltre la sessualità. Raramente il protagonisma fa emergere la parte più affettiva, sentimentale, e in quei rari casi, lo fa senza una vera profondità. A parte il fatto che (spero che il buon Alberto me lo conceda), credo che ci siano luoghi in Italia dove si vive con frenesia ben maggiore di Treviso anche se non sono nel nordest, sono convinto che fare il turista in un posto (in questo caso il Brasile) è un conto, viverci è un’altra cosa. Quando si vive, dopo qualche anno si impara a vedere molte cose che da turisti sfuggono, e scopriamo così che il vero paradiso in terra non esiste, se prima non si trova nel nostro cuore.

Ringrazio di cuore Alberto De Poli per averci donato veramente un gran bel romanzo, e la casa editrice “La Gru” per averne curata la pubblicazione con la consueta passione.

A voi amici, ne consiglio veramente la lettura, perché merita.

                                                                                                                                     Luca.

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Vito 06/13/2012 15:46

Complimenti per la recensione;) è un libro che merita davvero di essere letto!