L'albero dei mille anni di Pietro Calabrese

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Ho sempre amato e ammirato molto Pietro Calabrese. Francamente devo confessare di nutrire poca fiducia nei giornalisti in generale, ma Calabrese era diverso. E' stato l'unico che ha saputo conciliare la sua umanità con la professionalità. Sempre discreto, sapeva parlare e tacere al momento giusto. Leggendo questo libro posso dire di essermi quasi innamorato di lui.

Nel maggio 2009, per pura casualità gli viene diagnosticato un tumore al polmone, uno di quelli peggiori, inoperabili e che lasciano ben poche speranze di sopravvivenza. Questo libro parla del cammino di Calabrese nella sofferenza data dalla malattia, o forse sarebbe più giusto dire dalle cure contro la malattia. Leggendo questo libro, viene spontaneo mettere in discussione la validità o meno della chemioterapia in certe situazioni senza speranza. Calabrese racconta le sofferenze fisiche, l'umiliazione di un corpo che cambia, il non riconoscere più se stesso davanti allo specchio,l'imbarazzo degli amici che, di fronte all'evidenza non sanno più cosa dire. La parola cancro è ancora un tabù. Egli stesso dice che se metti la parola cancro sulla copertina di un libro nessuno lo compra. I momenti di speranza e di forza si alternano ad altri di disperazione, scoraggiamento, voglia di lasciarsi andare e vincere dalla stanchezza e dall'apatia. Tuttavia in questo libro c'è anche molta umanità, molto amore. Subito dopo la diagnosi della malattia infatti, Calabrese racconta nella rubrica "Moleskine" su "Sette" la storia di Gino, personaggio immaginario a cui egli attribuisce la propria malattia. Con grande stupore da parte sua, Calabrese viene letteralmente sommerso di mail e lettere da parte dei lettori che gli manifestano tanto amore e solidarietà. Egli stesso racconta nel libro: "Grazie a Gino ho scoperto un'Italia differente. Migliore. Più sana. Più pulita e trasparente. Molto più concreta. Lontana anni luce dai Grandi Fratelli e dai talk show televisivi. Dai politici mascalzoni e bugiardi, strafottenti e anche un pochino abietti, dai loro loschi giochini di potere, dalla loro siderale lontananza dai bisogni reali della gente". Come non condividere queste parole? Qui si porta a galla la realtà della gente comune, anonima, semplice, ma che costituisce alla fin fine il motore che, nonostante i politici, continua a far funzionare il mondo. Qui si parla dell'amore che dona sè stesso gratuitamente, che non ama apparire nelle reti televisive con programmi di un' assurdità imbarazzante, dove la stupidità e il cattivo gusto regnano sovrani. Programmi destinati a scomparire, perché la fatuità è destinata a essere dimenticata. Tra mille anni, chi si ricorderà del Grande Fratello? Ma i messaggi d'amore rimarranno per sempre nei cuori e nell'aria, messaggi come quello che Calabrese lancia alla fine del libro:

"Mi piace ricordare quante cose belle ho avuto in regalo dalla vita. Mi guardo intorno e cerco di catturare le piccole cose, togliendo dalla prospettiva le abituali grandezze. Tutti coloro che mi hanno fatto del bene, gli amici che non hanno mai tradito, le donne che ho amato, le molte fortune che mi sono toccate in dono. Mia moglie e mia figlia, che se le avessi dovute costruire io con il pongo e la fantasia, non sarei riuscito a farle migliori di quello che sono...Quanti momenti belli, quanti piccoli sortilegi, quante squisite sorprese. Gli incantamenti del quotidiano, se solo vogliamo vederli, bastano a riempire tre vite..." E infine il meraviglioso messaggio di speranza che Calabrese lancia a tutti: "non cedere, non mollare, non avere timore". Queste consapevolezze Calabrese matura chiacchierando con unimg005.jpgimages--6-.jpg amico ai piedi di un Baobab, perché "niente capita per caso sotto questo baobab". L'albero dei mille anni appunto, che lancia un messaggio eterno. Potrei consigliare di leggere questo libro solo alle persone in difficoltà, perché dona speranza, ma io lo consiglio a tutti, perché proprio quelli che si sentono forti e autosufficienti, e che credono di bastare a sè stessi sono i primi ad aver bisogno di aiuto.

                                                                                                        Luca Favaro.

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Angelita Calabrese 10/09/2015 13:39

Stamattina girando sul web, mi è capitato di leggere questo suo commento su mio fratello Pietro Calabrese, ed ho sentito la necessità di ringraziarla per le bellissime parole che ha scritto su di lui.
Poiché ho aperto una pagina su fb sul libro "l'Albero dei mille anni", per poter tenere viva la sua memoria, se mi autorizza vorrei condividere questo suo ricordo di lui.
Ancora grazie
Angelita Calabrese

lucafavaro.over-blog.it 10/09/2015 13:55

Gentile Angelita; leggendo quel libro mi sono pressoché innamorato di suo fratello che ho percepito davvero come una grande persona. Sono io che ringrazio lei, e se crede sia bene condividere l'articolo sulla pagina di fb (che cercherò immediatamente) faccia pure, anzi, grazie.

Angelita Calabrese 10/09/2015 13:35

Oggi girando sul web mi è capitato di leggere questo suo commento su mio fratello Pietro Calabrese e ho sentito la necessità di ringraziarla per le bellissime parole che ha voluto rivolgergli.
Poiché ho aperto una pagina su fb sul suo libro "L'Albero dei mille anni" per continuare a tenere viva la sua memoria, se mi autorizza vorrei condividerlo. Ancora grazie