L'amore è una scommessa...Estratto dal racconto "L'ultima lettera di Ubaldo"

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

"...Dopo la splendida omelia di Don Agostino, Elena e Renato presero in mano il microfono e ringraziarono i presenti. Raccontarono per filo e per segno tutta la loro storia, ringraziando soprattutto il Signore per essere stato loro così vicino e averli tanto aiutati. Il mio nodo ormai era diventato un gozzo. Non c'era nulla in quel posto che non fosse diventato fonte di commozione. Anche le luci che provenivano dal giardino, dolcemente filtrate dalle finestre. Persino la ragnatela con un grosso ragno, e la muffa che c'era sui muri mi commuovevano. Tutto parlava d'amore, e ascoltare la storia di quelle due persone meravigliose, voleva dire fare vera e propria esperienza dell'importanza dell'amore nella vita. L'amore, tanto sottovalutato, tanto deriso, eppure è importante come l'aria che respiriamo. L'amore è quel qualcosa che ti fa sperare anche contro ogni evidenza, anche quando sembra che tutto sia ormai finito. La parola "fine" non esiste nel vocabolario dell'amore. Nemmeno la morte lo può fermare. Tante persone ho amato nella mia vita, molte di loro ora sono scomparse, ma il mio amore per loro è sempre vivo, e attraverso esso io le sento ancora a me vicine e presenti. Se Elena avesse datpo ascolto alla logica dei suoi genitori, non avrebbe sposato quell'angelo di uomo, non avrebbe dato la vita a tre creature, non sarebbe nata la comunità. Per fortuna ha dato ascolto al suo cuore, e con la forza dell'amore ha sfidato il mondo. L'amore è l'unica forza in grado di donare all'agnello il coraggio di affrontare un leone. L'amore è una scommessa, tu puoi vincere o perdere, ma non esiste perdita peggiore di quella di chi non ha nemmeno tentato.

A un certo punto, arrivò il momento che mi distrusse definitivamente: la comunione.

Mentre il coro cantava una canzone dolcissima, anziani, disabili, volontari, accompagnatori, uomini in carrozzina, altri con il girello, altri ancora con bastoni, malati d'ictus, casi sociali di barboni dimenticati dal mondo,  insomma, tutti quelli che la società odierna emargina perché considera dei "relitti", erano in fila verso l'altare per prendere l'ostia, che evidentemente per loro non era un semplice pezzo di cialda. A essa affidavano tutta la loro vita, passata, presente e futura. In essa cercavano la forza di lasciare alle spalle il passato, di scommettere nel presente, e di sperare nel futuro. A quel punto le lacrime cominciarono a scendere dai miei occhi, abbassai lo sguardo e, vergognandomi passai di corsa in mezzo alla gente e scappai in giardino. In un punto dove ero sicuro che nessuno mi vedesse, fui investito da un pianto così violento e convulso, da farmi inginocchiare a terra. Piangevo. Non sapevo nemmeno se era un pianto di gioia o di disperazione. Il cuore era pieno di gioia per essere lì quella sera, ma anche pieno di disprezzo per me stesso. Piangevo, e non sapevo se avevo ancora voglia di vivere o di morire. Piangevo, q quasi non mi veniva il respiro. Poi una mano mi si appoggiò sulla spalla. Mi voltai, era Ubaldo. Mi prese di peso da sotto le braccia e mi fece rialzare in piedi. Con le lacrime che rigavano le mie guance, non riuscivo a guardarlo in faccia. La vergogna era schiacciante. Lui mi avvolse completamente con un abbraccio, tenendomi la testa appoggiata al suo torace, mi disse: "Ti prego, non smettere adesso. Piangi, sfogati. E così feci."

 

Estratto dal racconto "L'ultima lettera di Ubaldo" tratto da "Il sentiero della libertà".

                                                                                                                                           Luca.

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Paola 11/06/2011 11:17


Questo estratto dal racconto completo è molto bello, commovente e toccante e rileggendolo nuovamente, mi sono commossa... Bravo! :-)


Pablo 11/06/2011 11:04


Bello, ma secondo me nel libro ci sono passaggi anche migliori.