"Piccole storie indaco" di Paolo Amoruso, edizioni La Gru

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

 

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Leggendo questa raccolta, non dovete farvi influenzare dalla giovane età dell’autore.

E’ vero, queste poesie sono state scritte da un adolescente, ma potrebbero benissimo provenire dalla penna di un uomo di qualunque età. La poesia, quella vera, proviene dall’anima, e l’anima è eterna, non conosce né tempo né spazio. E' quella fiamma accesa nel momento della nostra creazione, che costituisce la nostra identità più profonda, tutto quanto c’è attorno a essa può cambiare, ma lei no, rimane sempre uguale a sé stessa, a com’era un tempo e a come sarà in futuro. Del resto, questo è il segreto dell’arte vera: non conosce epoca.

La stessa cosa noi possiamo dire di questa splendida raccolta, dove il dolore sembra dettare legge, ma in realtà tra le righe di queste poesie si possono scorgere sentimenti genuini, sinceri, vivi, che attendono di sbocciare e di far vedere al mondo tutta la loro bellezza.

Sinceramente, più che l’alternanza tra il buio e la luce, io vedo la luce, il sole, seppur coperto da qualche nuvola che prima o poi sparirà. La cosa è assolutamente palese in quella poesia che definire meravigliosa è poco: “A mia madre”, dove lo splendore, la spontaneità, la genuinità del sentimento si esprime senza parole difficili, in un’onda d’amore che si allarga, raggiunge il cuore del lettore generando una lacrima di commozione.

Vi riporto di seguito solo qualche verso:


“Mamma,

amica mia, chiudi gli occhi e inizia a sognare,

sogna quella amata semplicità di vita che tu hai donato a

me”


Oppure:


“perché la cosa più bella per un figlio

è il sentirsi sempre un piccolo angelo che coccolato dalla

sua mamma

diventa un uomo.”


Meraviglioso, ma questo è niente in confronto ai versi di chiusura:


“a mia madre che è parte di me

oggi regalo

la parola che forse non ho mai avuto il coraggio di dire,

o che ho detto ma mai nel vero senso della parola.

Mamma

Ti Amo.”


Non so trovare le parole giuste per commentare questi passi. Ma questa non è l’unica poesia dove Paolo manifesta il suo amore per qualcuno. È il caso di “Ti ho amata”, dove l’autore esprime l’amore per una donna (non si sa se sempre la mamma, ma la cosa non ha importanza) nella sua essenza più profonda:

“ti ho amata dal primo momento, come mai nessuno prima d’ora lo aveva mai fatto… Ti ho amata alla follia, ti ho amata più delle stelle nell’alto blu profondo che luccicano e profumano di lode celestiale”.

Francamente, questi versi mi lasciano senza parole. È questa la magia della poesia, condurti nei meandri più profondi della tua anima, utilizzando le parole come compagne di viaggio, che poi ti lasciano quando entri nel tuo cuore, luogo sacro dove avviene l’incontro con Dio in una magica alchimia di sensazioni, in uno scambio di amore che mai nessuna parola potrà mai spiegare fino in fondo. L’autore,  si avvicina molto a questa realtà profonda con

   “Il respiro del Signore”


Quest’aria è la mia salvezza,

quest’aria è le mie possibilità,

quest’aria è il mo umore,

quest’aria è parte del mio cuore,

quest’aria

è

il respiro del Signore.


Questa poesia è l’essenza della preghiera, fatta di aria piena, satura di sentimento, e lo esprime molto di più che non in “Gesù perdonami”, dove Paolo sembra chiedere scusa a Gesù per non saper apprezzare appieno il dono della vita, per aver in qualche momento allontanato lo sguardo dalla salvezza, forse, per non averci creduto fino in fondo.

Altrettanto commuovente è “Pittore della fantasia” dedicata al nonno con parole come “Quanta energia, quanta allegria, quanta riflessione, quanta dolce paura ho conosciuto; questi tuoi pregi nel vento, nell’aria nel mondo mi hanno fatto diventare uno spirito libero… Grazie nonno, mio pittore della fantasia”.

Nella postfazione di Paolo, si capisce che le poesie di questa raccolta racchiudono in sé il dolore della trasformazione che si vive nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e poi all’età “matura”. Io personalmente ci leggo qualcosa di ben più profondo, perché i dolori di Paolo, possono benissimo essere anche i miei, e di tante altre persone che incontro ogni giorno. “Piangevo come un diverso, e mi sentivo tale, in confronto a tutti quelli che correvano allegramente, ridendo, lungo quella strada”, recita l’autore in “Briciole del mio esistere”. Sono quei dolori tipici delle persone che hanno una visione diversa della vita, e per questo vivono la sofferenza della solitudine data dall’incomprensione di un mondo a cui non sentono di appartenere. Soli, ad affrontare i propri mostri, tra battaglie dolorose che si combattono in un luogo dove nessun altro potrà mai entrare, con la sensazione che Qualcuno abbia sbagliato qualcosa, o ci stia facendo scontare una pena per qualcosa che, chissà quando, abbiamo commesso, come si legge nella struggente e sofferta “Il mio poema, la mia verità”.

 “Quel viaggio verso la ricerca della felicità” di cui parla l’autore, dobbiamo affrontarlo tutti, e il bello è che non finisce mai. La vita è una costante corsa verso una meta che sta sempre davanti, è un’ eterna premessa, è un domani che non diventa mai oggi. Si dice che l’adolescenza è un momento di transizione, ma in realtà, ogni momento della vita è una transizione, e veramente adulti  non lo diventiamo mai. Ma non dobbiamo fare del dolore un idolo. Non dobbiamo dimenticare che non è il dolore a farci crescere o meno, ma il nostro modo di rispondere ad esso.

In “Volerò via con la mia passione” l’autore conclude con: “sono sicuro che il futuro per te sarà un sorriso e una grande gioia”. Francamene caro Paolo è quello che io auguro a te con tutto il mio cuore, non nascondendo la grande ammirazione per quanto la tua splendida anima è riuscita ad esprimere in questa raccolta.                                    Luca.

 

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