Incubo Alzheimer. Recensione di "Perdersi" di lisa Genova

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Alice è una donna che può dirsi finalmente realizzata dopo anni di fatiche e sacrifici. E' una scienziata stimatissima, insegna a Harvard, e tiene conferenze nelle più prestigiose università degli Stati Uniti. Stimata, apprezzata, ricercatissima. Ma la sua realizzazione non riguarda solo la sua carriera. E' sposata felicemente con un marito, John, esperto di chimica che la ama, e madre di Anna, Tom e Lidya, tre figli ormai adulti che si stanno facendo strada nella vita con successo. Una famiglia serena, seppur con i suoi problemi comuni a tutte le famiglie normali. Insomma, Alice è una donna invidiabile, al culmine della sua carriera e soddisfatta nel suo ruolo di moglie e madre. Un giorno però, qualcosa cambia. All'inizio si tratta di semplici dimenticanze, un po' insolite per la sua mente sempre molto lucida e con una memoria invidiabile. Alice crede si tratti di menopausa, e non dà molto peso agli strani sintomi. Col passare dei giorni però le dimenticanze si fanno sempre più insistenti, e non riguardano solo i piccoli dettagli quotidiani, ma cominciano a interessare impegni di una certa importanza. Il campanello d'allarme per lei suona nel giorno in cui, uscita per correre come ogni giorno, si dimentica per qualche minuto la strada di casa. A questo punto Alice si sottopone a visite mediche e indagini che diagnosticano una malattia terribile: Il morbo di Alzheimer.

Inizia un calvario, dove il tempo si ferma ma la malattia corre come il vento. Alice perde sempre di più la memoria, tra momenti di coscienza, di angoscia e disperazione, il bisogno di condividere la sua esperienza con altri malati di Alzheimer, gli unici che sembrano darle la comprensione che la sua famiglia, nonostante la buona volontà, a volte non riesce.

Per i suoi familiari, che l'hanno sempre considerata un sicuro punto di riferimento, non è facile accettare un' Alice che alterna momenti in cui è quella di sempre ad altri in cui appare fragile, indifesa, una sconosciuta disorientata ed incapace di far fronte a una malattia che la sta rubando lentamente ogni giorno sempre di più al mondo.       Questo libro ha la capacità di coinvolgere il lettore facendolo immedesimare nella protagonista così tanto, da farlo sentire lui stesso un demente. Personalmente per me leggere questo libro non è stato facile. Ho lavorato per parecchio tempo a contatto con malati di Alzheimer, e posso dire che l'autrice discrive le situazioni e i sintomi in modo molto efficace, forse persino troppo. A questo si aggiunge che mio papà era affetto dal morbo di Alzheimer, e vi garantisco che, per chi la vive da familiare, l'esperienza è veramente destabilizzante. Sai benissimo che il tuo familiare non ce la farà a sopravvivere. Sai che puoi solo cercare di tamponare le situazioni che ti si presentano al momento, e non sai che direzione può prendere l'evoluzione della malattia. Di fronte alla forza distruttrice del male, e alla sua imprevedibilità, ti senti assolutamente impotente.

Finché riesci a comunicare con il malato, magari pur con fatica, riesci anche a gestire le situazioni penose che ti si presentano davanti, ma quando il malato perde ogni cognizione di tempo, della realtà, e non riconosce più nemmeno i suoi familiari più stretti, allora le cose si mettono molto male.

E' come una corsa contro il tempo. Una corsa per cercare di porre rimedio all'avanzare dei sintomi, ma quando trovi il rimedio, il malato è già allo stadio successivo, e devi ricominciare da zero. Questa malattia ti porta via tutto, ma proprio tutto, Non rimane nulla, la mente, l'affetto, e piano piano anche il fisico.

Una cosa che comunque apprezzo molto di questo libro, che io considero a chiunque di leggere, è il fatto che l'autrice afferma l'importanza dell'amore. Perché l'ammalato di Alzheimer, anche se non riconosce più òla gente che lo circonda, avverte comunque l'amore manifestato con gesti di affetto. Obiettivamente questo dimostra solo il fatto che l'amore è alla fin fine il bisogno primario dell'uomo, ed è anche la sua forza più grande. Sì, perché la malattia potrà anche portarti via tutto, ma la capacità di percepire l'amore rimane intatta, così come la capacità di manifestarlo a chi ti circonda, magari in un modo diverso da prima, ma l'amore, si manifesti in un modo o nell'altro, rimane sempre amore.

img004.jpg

                                                                                                    Luca Favaro.

Commenta il post

verdemare 10/23/2011 14:37


Innovativa terapia per curare le demenze.La Psiconeuroanalisi.
Sardegna1 ha trasmesso diverse interviste a riguardo con toccanti testimonianze.

L'associazione AION cercherà grazie a tutti i sostenitori di far fronte alle richieste di chi vive il disagio della malattia di Alzheimer.
http://www.youtube.com/watch?v=U4vCswj0Vlc&feature=share www.youtube.com
Troverete le testimonianze complete sul nostro blog
http://lafinedellademenzadialzheimer.blogspot.com/
e sul sito della neonata associazione www.aion-onlus.it