Recensione a "Dodici", di Paolo Merenda, Giovane Holden edizioni

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

 

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQMImgwB64MoHmxFURhuhh8IfdwPhG4Tbn9M5DCQ3uT7jgyzv84owDodici racconti straordinari, scritti magistralmente che ti entrano tanto nella mente quanto nel cuore. Qui potrei fermarmi perché con queste parole avrei già detto tutto.

Il libro si presenta con un’ottima veste grafica, ogni racconto è contrassegnato da un’ora segnata dal quadrante di un orologio. Il dodicesimo, non è altri che una spiegazione della storia e delle circostanze che hanno portato alla nascita di ogni singolo racconto. Paolo Merenda instaura con il lettore quasi un dialogo empatico, complice, la sua padronanza con la scrittura si avverte dalle prime righe. Si capisce insomma che è uno scrittore esperto, che sa bene cosa dire e soprattutto come dirlo.

Ogni racconto dona spunti di riflessione diversi, ma soprattutto dona emozioni diverse. Difficile trovare un tema conduttore, anche perché, come dice l’autore, i racconti sono nati in momenti diversi, ri-arrangiati in seguito in modo da renderli omogenei nello stile di narrazione.

In quasi tutte le storie troviamo la presenza della morte, ma anche delle illusioni tipiche della vita umana, che sta perdendo sempre di più il contatto con la sua essenza, degenerando in un mondo sempre più artificiale. E’ il caso di “L’illusione”, dove protagonista è una partita di calcio “virtuale”, oppure “L’eroe”, che vede come protagonista un ragazzino che assiste all’incontro di Wrestling del suo idolo, probabilmente per compensare la grossa lacuna lasciata dalla scarsa presenza paterna.

La morte si rende presente come dicevo in gran parte dei racconti, passando attraverso a situazioni di schizofrenia, come nel caso di “Voci”, che ha come protagonista un uomo ossessionato dalle voci che guidano la sua mente, e che esplodono in un momento di paura a causa di una scossa di terremoto, “Tutto in famiglia” invece ha per protagonista un adolescente che compie due omicidi (il padre e la sorella) e un suicidio per punire la madre lasciandola sola, perché a volte la sopravvivenza può davvero trasformarsi in una tragedia, peggiore persino della morte.

“Estinzione di massa” invece, sottolinea la triste realtà dell’uomo, che è l’unico animale con la capacità di autoestinguersi, capacità peraltro sfruttata appieno, e che si fa ben presente nella nostra realtà di questi giorni, mentre torna a farsi vivo l’incubo di un possibile conflitto atomico. La morte passa attraverso al delitto di una moglie che non ne può più della violenza costretta a subire dal marito, oppure attraverso al contatto di alcuni ricercatori con un virus contenuto in un manufatto sannita pieno di disegni criptici. Quest’ultimo racconto intitolato “Veneni” contiene anche molti aspetti che possono interessare gli studiosi di archeologia o popoli antichi.

In“L’abito adatto per l’eterno nulla” invece il protagonista è un ragazzo che, credendosi il migliore organizza un suicidio plateale, annunciandolo attraverso ai social networks, e filmandone tutti i preliminari, atto questo che nasconde l’illusione di essere al centro del mondo, e il bisogno di attirare l’attenzione degli altri su di sé. A volte, sentiamo forse il bisogno di “testare” in qualche modo l’affetto di chi ci circonda, magari con modi non così drastici e meno plateali. Non mancano comunque anche i buoni sentimenti, e le persone positive. E’ il caso di “L’ultimo falò”, che si svolge in un incontro tra un tenerissimo nonno e il suo ormai adulto nipote. Può essere considerato un “racconto nel racconto”, in quanto l’anziano, affermato scrittore di gialli, racconta al nipote una storia avvincente prima di morire per malattia, lasciando però in sospeso il finale, lasciandolo in qualche modo in eredità al nipote che lo sfrutterà in futuro per un suo personale libro. Ma il racconto che mi ha colpito più di tutti comunque è sicuramente “Imago”, scritto a quattro mani con Angela Leucci, (così come anche “Veneni”), che mi è piaciuto molto sia per il contenuto, che per come è costruito. Un uomo si toglie la vita impiccandosi tre anni dopo la morte della moglie, generando non poche perplessità. Il racconto a questo punto si sviluppa attraverso le voci delle persone intervistate, che avevano avuto a che fare con la coppia, dal prete del paese, all’amico più stretto, al vicino di casa e quant’altro. Ognuno di loro dice la propria versione dei fatti e i propri sospetti, portando a galla avvenimenti inquietanti, come l’implicazione di riti satanici, e una nascita “sospetta” ed elementi contrastanti, che sembrano tanto alimentarsi quanto neutralizzarsi a vicenda. Questa parte del racconto porta a galla il chiacchierare assordante e inutile di persone che cercano solo il protagonismo, e il bisogno di ingigantire le situazioni più di quanto non lo siano in realtà. Alla fine, una lettera lasciata dal suicida, indirizzata al suo scomparso amore, fa luce su tutto. Poche righe ma davvero commoventi di cui vi riporto alcune frasi molto significative:

“Nulla è sconfinato come l’ignoranza e l’incomprensione della gente. Sono partito col voler cambiare il mondo e invece ho finito per cambiare solo me stesso… Beati quelli che non hanno storia”. Bellissimo.

La cosa che mi ha veramente colpito, come vi ho già accennato in precedenza è lo stile narrativo di Paolo, davvero molto sicuro, padrone di sé, commovente e coinvolgente, raffinato ma non troppo, semplice ma non scontato, Paolo Merenda dimostra di avere talento, c’è poco da fare. Lo si sente, lo si respira già dalle prime righe del primo racconto. Complimenti caro Paolo, te li meriti davvero.

 

Intervista a Paolo Merenda

Paolo Merenda nasce a Parete, in provincia di Caserta, il 13 giugno 1979. Laureato in tecniche ortopediche, non ama stare fermo, e si divide con scarsi risultati (così afferma) tra il ruolo di responsabile di produzione presso un’azienda ortopedica, il giornalismo e la scrittura. E’ direttore di un mensile di medicina e, attraverso il proprio sito web, si occupa di arte e recensioni. Suoi racconti sono comparsi su varie riviste, tra cui la miscellanea della Società di Storia Patria, di cui è riuscito a diventare socio nonostante, a suo dire, gli evidenti limiti mentali.

Questi sono i cenni biografici di Paolo Merenda che si trovano alla fine del libro, che potete trovare sia in formato Ebook, che cartaceo. Tuttavia, dal momento che abbiamo la fortuna di ospitare anche Paolo Merenda in questo blog, direi che potremmo farci dire da lui stesso chi è.

Ciao Paolo. Per prima cosa ringrazio anche te per aver accettato di essere presente nel mio modesto, ma in (lenta) crescita blog. Vuoi parlarci di te? Chi è Paolo Merenda?

Innanzitutto ciao a tutti! E grazie a te Luca per questa intervista.

Chi è Paolo Merenda? Non saprei rispondere. Sono un giornalista, uno scrittore, lavoro come tecnico ortopedico, tutte cose che mi gratificano molto, ma scopro chi sono giorno per giorno, e cambiando nel corso del tempo grazie alle esperienze e a ciò che vivo, devo riscoprirmi continuamente.

Leggendo i tuoi racconti si rimane piacevolmente colpiti dal tuo stile, raffinato al punto giusto, molto equilibrato e nel complesso coinvolgente. Si capisce che sei un professionista, o comunque uno che sa scrivere. Hai seguito qualche formazione particolare?

Grazie per i complimenti, li apprezzo molto. Ma la mia unica formazione è la lettura costante fin da quando ero piccino. Ho letto anche numerosi libri sulla scrittura, da cui ho imparato diversi trucchetti, ma ciò che mi ha fatto migliorare di più è l’esperienza diretta, e i consigli di amici che ne sanno più di me.

Pongo anche a te la mia solita domanda: nei tuoi libri cosa preferisci donare al lettore? Emozioni o spunti di riflessione?

Spunti di riflessione, anche se per riuscire a “svegliare” il lettore devo dargli emozioni. Quindi le due cose vanno a braccetto: se riesci a colpire a fondo il fruitore dell’opera gli dai nell’immediato emozioni forti, e a lettura finita innumerevoli spunti di riflessione.

Mi è piaciuta molto l’idea di usare l’ultimo racconto per spiegare la genesi degli altri. Tutto ciò aiuta a instaurare con i lettori una sorta di dialogo diretto, di empatia. E’ una cosa che nasce spontanea da te o ricercata?

Grazie all’esperienza accumulata sul mio sito, www.paolomerenda.it, e al giornalismo, riesco a instaurare una connessione con chi mi segue. Pertanto, una parte del libro dedicata al “making of” mi è sembrata naturale. Magari non tutti vogliono sapere com’è nata una storia, ma semplicemente leggerla. Resto convinto però che la maggior parte dei lettori voraci vogliono anche sapere cosa c’è dietro.

I tuoi racconti da quello che ho capito sono nati in momenti e circostanze diverse, o sbaglio?

Non sbagli. Di solito quando mi viene un’idea la sviluppo, ma lo spunto può venire in mille modi diversi: leggendo un caso di cronaca sul giornale, un articolo su internet su una misteriosa scoperta e così via. Di conseguenza, ho raccolto alcune delle storie che ho scritto nel corso degli anni, anche molto diverse tra loro, ma che per me avevano un filo conduttore ben presente.

Preferisci scrivere romanzi o racconti?

Ho iniziato creando cose molto più lunghe di ciò che scrivo ora, ma quando ho cominciato ad approcciarmi con i concorsi letterari ho trovavo limiti di spazio che hanno pian piano cambiato il mio stile. Da qualche anno, però, le mie storie si stanno allungando nuovamente. Quindi, direi adesso racconti, più in là non ne sarei certissimo.

Direi che in buona parte dei tuoi racconti c’è la presenza della morte, dal suicidio all’omicidio, dalla morte per malattia alla tendenza umana all’autoestinzione, e anche qualche breve cenno alla fede. Qual è il tuo rapporto con la spiritualità? E con questa domanda non intendo la fede in qualche Religione, ma mi riferisco alla spiritualità più genuina e spontanea. Qual è il tuo rapporto con essa?

Bella domanda. Il mio modo per rilassarmi è restare fermo a pensare alle cose più disparate, una sorta di colloquio silenzioso con me stesso. Da questi momenti esco più consapevole di ciò che sono, una crescita continua. Il mio rapporto con la spiritualità collima con il rapporto con me stesso, tra l’altro molto radicato.

Da quello che ho capito ti sei divertito scrivendo questo libro, e poni lo stesso augurio al lettore. Quando scrivi, pensi soprattutto al gusto dei lettori, o punti principalmente a ciò che piace a te?

Non credo si possa scrivere di qualcosa pensando ai lettori: se un’idea è buona, colpisce lo scrittore, non il lettore, dato che la storia nemmeno esiste ancora. Ma arriva un momento, prima di apporre la parola “fine”, nel quale la storia va adattata al pubblico, se si pensa di farla leggere e non tenerla chiusa in un cassetto. E “preparare” la storia porta a fare attenzione al gusto dei lettori, limando alcune caratteristiche e inserendone altre. Ma il fulcro resta l’idea originaria, sempre.

Stai organizzando eventi per pubblicizzare il libro? Se sì, sai dirci qualche data?

Quanto credi sia importante spingere un libro dal punto di vista promozionale, ed esiste un momento in cui è bene fermarsi e lasciare che il libro prosegua la sua strada senza controllo?

Farò la prima presentazione il 18 aprile e al momento ne sto organizzando altre due. Oltre a questo, tra le iniziative personali e quelle della casa editrice, ho anche diverse interviste in programma. Se ti chiami Stephen King, Giorgio Faletti o Roberto Saviano puoi lasciare che il libro cammini da solo, trainato dal nome in copertina, ma negli altri casi la promozione è fondamentale per far conoscere un libro al grande pubblico.

Hai qualche progetto futuro in campo editoriale?

Due romanzi, uno lo sto scrivendo e un altro è solo in mente, come chi ha letto il mio “Dodici” saprà, il tempo ci dirà quale dei due vedrà prima la luce. Oltre questi due progetti, nel corso di quest’anno dovrebbe uscire un mio racconto in un’antologia e per un altro mancano solo pochi dettagli.

Bene ragazzi, direi che possiamo concludere qui la nostra bella chiacchierata con il nostro Paolo. Non possiamo che augurargli buona fortuna, sperando di incontrarlo ancora in questo blog magari per parlare di un suo nuovo lavoro.

Concludo ricordandovi ancora che il libro “Dodici” è disponibile sia in formato Ebook che cartaceo, eventualmente potete avere altre informazioni dal sito della casa editrice Giovane Holden, e vi ricordo anche un altro dato importante: Paolo Merenda, oltre a essere su Facebook con un suo profilo e una sua pagina, gestisce anche un sito letterario il cui indirizzo già riportato in precedenza, vi ricordo di seguito: www.paolomerenda.it

Noi nel frattempo ci salutiamo e ci diamo appuntamento al prossimo libro! Ciao a tutti! Luca.

 

 

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