Recensione a "Un golfino blu racconta." Di Ramona Corrado. Edizioni AbelBooks

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Cosa posso dire di questo libro scritto da una mia collega e che parla della mia professione?

Semplicemente meraviglioso. In 115 pagine, Ramona Corrado riassume in un modo splendidamente efficace la complessità della professione infermieristica, e, con uno stile sobrio, diretto, senza tanti fronzoli, ne coglie l’essenza mettendola davanti agli occhi di tutti.

Cara Ramona, se mi consenti, io credo che tu sia veramente una splendida infermiera, una di quelle che lavorano con passione,  ma devo aggiungere che secondo me, tu hai delle notevoli doti come scrittrice. Questo libro infatti appassiona, diverte, le pagine scorrono via fin troppo velocemente e si rende necessaria una seconda lettura per cogliere le numerose ricchezze che esse racchiudono. Traspare il desiderio di far capire a chi legge, che un infermiere non è un essere che fa parte di una natura diversa da quella umana. Dietro la divisa, bianca o verde che sia, c’è un corpo di carne che con il tempo va incontro all’usura, ma soprattutto un cuore che, anche se spesso è costretto a non farlo trasparire,  a volte ha paura, e soffre. Certo, con questo non si vuole dire che non esistono infermieri che lavorano con poca serietà e soprattutto poca umanità.

Il libro illustra le varie “categorie” se così si possono definire, di malati che Ramona ha incontrato fino a oggi. Bellissima la descrizione degli anziani che vi riporto di seguito:

 

“In una corsia d’ospedale arriva lo specchio della società, e tra gli adulti la maggiore rappresentatività ce l’hanno proprio gli anziani. I vecchi.

Che, a volte, sono vecchi solo per l’anagrafe. Perché un calendario impietoso pone la loro venuta al mondo in un’altra epoca, lontana, così lontana che sembrerebbe di poterla raggiungere solo con la macchina del tempo. Eppure questi alieni venuti dal passato per arrivare al presente non hanno avuto bisogno di macchine strane. E’ stata la loro forza, la grinta, la voglia di vivere e la lucidità mentale a farli giungere pressoché integri fino a noi. Certo, è ovvio che se si trovano in ospedale qualche problemino ce l’hanno pure. Ma in questo terzo millennio in cui si cambia l’automobile ogni tre anni, perché “vecchia” e fuori moda; in questo millennio in cui il computer è da sostituire ogni sei mesi, perché sorpassato da nuove, velocissime tecnologie che non concedono agli oggetti di invecchiare; in questo terzo millennio, dicevo, ci scopriamo a guardare con meraviglia l’unica cosa che non possiamo sostituire in nome dell’età avanzata: i nonni.

 

Non posso che essere d’accordo con l’autrice. Io personalmente adoro gli anziani. In me spesso fanno nascere la stessa tenerezza che provo per i bambini, e gli anziani stimolano in me il desiderio di donare loro una sorta di riverenza per il bagaglio di vita che si portano appresso.

Eppure, tutta questa ricchezza sembra arrivare in un momento inutile della vita, in un momento in cui non potrà mai essere utilizzata, è proprio vero il proverbio: “Se il giovane sapesse, e il vecchio potesse… “, forse che tutto questo è destinato a perdersi nel tempo? Chissà. Certo, per me che credo nella vita eterna, questo è impossibile. Dio non getta nulla, tanto meno un cuore ricco e luminoso che si trova in un corpo ormai arrivato al capolinea. Ma chissà che non sia proprio il compito di noi giovani (perché io mi sento ancora giovanissimo!), quello di raccogliere tutte quelle gemme preziose, e farle brillare nel cielo nel modo in cui i loro proprietari non possono più fare?

Probabilmente il corpo, e lo spirito, seguono un percorso inversamente proporzionale.

L’uno nasce debole mentre l’altro è forte, e diventa forte mentre l’altro diventa debole. Certo non è una regola matematica questa, il grande mistero della vita non può essere spiegato con le proporzioni matematiche.

L’esperienza dell’autrice con gli anziani passa anche attraverso all’approccio ai malati allo stato vegetativo, o quasi. Uno stato in cui sembra che il paziente non sia in grado di comunicare con il mondo, e a volte si ha la sensazione che di lui sia rimasto soltanto il corpo anchilosato, mentre chissà dov’è finita l’anima. Già, è proprio questo il punto: come possiamo noi saperlo? Come possiamo essere certi del fatto che quando ci troviamo in quello stato, non sentiamo più nulla? O il nostro corpo non sente più il dolore? Il nostro cuore non prova più sofferenza? Come possiamo saperlo? Magari cercheremo di comunicare usando un linguaggio che purtroppo il mondo non è più capace di cogliere, e che quindi passerà inosservato. Ci sarebbe tanto da discutere sotto questo aspetto, e devo dire che Ramona riesce con poche righe a farlo in modo esaustivo.

L’altra esperienza toccante è quella con i bambini. Difficilissima esperienza, l’autrice non si vergogna di dire la verità: di fronte a certe situazioni, chi opera ha paura. Non lo fa vedere, ma ha paura. E questa paura spesso sembra essere percepita e compensata tacitamente da coloro che assistiamo. Ramona porta a galla un aspetto che ho espresso anch’io nel mio libro “Il sole in una lacrima”, cioè il fatto che infermiere e paziente, quando raggiungono un rapporto d’affetto particolare, spesso, seppur in modo diverso, si curano a vicenda. A volte anzi è il paziente che, magari inconsapevolmente, interviene sedando la paura dell’infermiere.

Il libro si snoda in varie situazioni umanamente molto coinvolgenti. Il primo incontro dell’autrice con la morte, avvenuto semplicemente accudendo un paziente terminale in silenzio, controllandone il respiro. La malattia che colpisce indifferentemente tutti, indipendentemente dall’età, dal ceto sociale e dalla professione, un primario in pensione, con le sue convinzioni un po’ fondamentaliste, un uomo di mezza età, molto affascinante che si risolleva di fronte agli esiti negativi degli accertamenti effettuati, e che quindi può tornare almeno momentaneamente alla sua quotidianità. Una tossicodipendente, che genera un contrasto di sentimenti di fronte alle sue reazioni violente dettate da una malattia che, apparentemente si è scelta, e per questo difficilmente si riesce a considerare malata allo stesso modo di chi invece è stato colpito duramente dal destino pur essendosi comportato in modo ineccepibile.

Ma ancora troviamo un paziente anziano, gentile, elegante e signorile, apparentemente una degna persona, circondato però da strane voci su una presunta pedofilia. Sono quei personaggi che i mezzi mediatici definiscono “mostri”, magari ingiustamente, senza averne ancora le prove. Incontriamo quei personaggi che incutono un certo timore, per scoprire che in realtà, sono solo esseri umani, vittime di chissà che cosa. Sì perché il male conosce soltanto vittime, la prima vittima del male, è proprio il carnefice. Ma noi infermieri non dobbiamo nemmeno porcele certe domande. Di fronte alla malattia tutti sono uguali, buoni, cattivi, belli o brutti, noi dobbiamo  accudire tutti con le medesime premure, con lo stesso rispetto, con lo stesso amore. Certo non è sempre facile, considerando che, come ho già detto prima siamo esseri umani, e per questo soggetti a tutti i limiti tipici della natura umana.

Non manca poi la descrizione del turno di notte,  con la sua atmosfera a tratti magica e romantica, ma che costa tanta, tanta fatica, soprattutto perché bisogna vegliare sempre, mai distrarsi, mai distogliere lo sguardo. La notte è il turno più imprevedibile, di notte accadono le cose più strane, forse gli spiriti, forse la luna piena, forse strane coincidenze astrali, chi lo sa? Basta poco di notte per far esplodere situazioni che dormono di giorno.

Tante altre cose ci sono in questo libro, che però non voglio rivelare perché trovo giusto che ognuno lo legga lasciandolo parlare al cuore secondo la propria esperienza di vita e predisposizione d’animo.

Grazie Ramona per aver reso onore alla nostra difficile, strana e a volte incomprensibile professione, ma proprio per questo stupenda e insostituibile. Spero che scriverai dell’altro dando ancora sfogo alla tua innegabile abilità narrativa.

 

Se qualcuno di voi volesse seguire il mio consiglio di leggere questo libro, vi ricordo che la casa editrice AbelBooks produce solo ebook, che si possono acquistare nel loro sito a prezzi veramente modici. Vi consiglio di consultare il loro catalogo perché è molto ricco e interessante. Altrimenti i loro ebook possono essere acquistati anche tramite le principali librerie on line come IBS o Libreriauniversitaria. Un caro saluto a tutti voi e… alla prossima.

                                                                                                                        Luca.

http://www.abelbooks.net/data/_uploaded/image/corrado-ramona1.jpg

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ramona 07/02/2012 09:06

caro Luca, sono senza parole, dopo aver letto le tue... Grazie di questa bella recensione, di cuore! Sono maggiormente contenta perchè arrivano da un collega che, a quanto pare, condivide le mie
stesse passioni e il mio stesso modo di vedere il lavoro. Mi auguro, come tu dici e io stessa spiego sempre a chi vuole saperne di più, che anche la gente comune si renda conto che la loro vita è
la nostra, e che non c'è muro fra loro e noi, ma solo condivisione.
Grazie ancora
Ramona