Recensione di "Apri gli occhi" di Chiara Vitetta.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

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Tu puoi essere quello che vuoi”, signore e signori, ecco a voi: “Apri gli occhi” di Chiara Vitetta.

A volte capita nella vita di avere la sensazione di toccare il fondo, e per fondo intendo il nuotare nel nero più nero che si possa immaginare. Sono quei momenti in cui hai la sensazione che tutto è finito, non c'è più speranza, non c'è più futuro, niente di niente. In quei momenti l'unica cosa che ti senti di fare, è semplicemente sdraiarti sul fondo aspettando la fine, a meno che non cerchi qualche malsana scorciatoia. E' una situazione che può durare mesi, o anche anni, dove hai la sensazione che qualcuno ti abbia dimenticato in qualche angolo dell'universo. Poi improvvisamente: un incontro. Un incontro con una persona che, anche se non hai mai visto prima, ti dà la sensazione di conoscerla da sempre, e in cuor tuo senti una voce a cui non dai troppa fiducia, perché ti rivela una realtà che è troppo bella per essere vera: quella persona farà parte della tua vita. Era già scritto da qualche parte che prima o poi l'avresti incontrata e sarebbe venuta per donarti linfa nuova, energia, vita, voglia di ricominciare a vivere. Prima o poi, nella vita di ognuno arriva il buio della notte, ma ogni notte termina lasciando il posto a un giorno nuovo. Dopo ogni morte fa seguito una resurrezione, così come la notte, per quanto buia, è solo un passaggio che collega un giorno ad un altro. Sostanzialmente questo è uno dei meravigliosi messaggi lanciati da “Apri gli occhi”, la seconda fatica letteraria di Chiara Vitetta, sicuramente un talento destinato in futuro a far parlare di sé.
Matteo, è colui che narra questa storia in prima persona, un uomo che da bambino aveva un sogno: diventare scrittore. Un padre che, oltre a non incoraggiarlo lo smonta negandogli il sostegno di cui un ragazzino ha bisogno per proseguire nella vita, e una serie di circostanze sfortunate, fanno sì che Matteo diventi un clochard.
La sua vita è vuota, buia, fredda, insipida. “Guardavo a terra, quella era la mia visuale normale: i piedi delle persone, o al massimo il retro delle loro ginocchia. Impari a guardare i loro piedi quando capisci che i loro occhi saranno pieni di disprezzo o di pietà: due pessimi sentimenti...”
L'incontro con Rebecca cambierà definitivamente la sua vita. Rebecca, in realtà non è quella che socialmente si definirebbe una donna rispettabile, è una prostituta, ma come per Matteo, anche se il suo “lavoro” le consente di avere una casa, e qualche agiatezza in più, la sua vita è condita con la più triste delle spezie: la solitudine.
La solitudine, l'amore per l'arte, la scrittura e il cinema, associati a due anime assolutamente buone, oneste, piene di dignità, e fondamentalmente più pure di quelle di tanti benpensanti, (e con questo Chiara ci insegna a smettere di puntare contro gli altri il dito del pregiudizio), costituiranno un cocktail d'amore, destinato comunque a passare attraverso alla sofferenza. La vita dei due cambia, ma non è detto che accada in positivo. Il finale, pieno di quel triste realismo ben lontano dal “vissero tutti felici e contenti” delle favole, tipico della scrittura di Chiara, è veramente tutto da scoprire. Ma pur dalla tristezza emerge un messaggio di speranza rivolto a ognuno di noi:
non smettere mai di credere nei tuoi sogni. Tu puoi diventare quello che vuoi. Non ho intenzione di dilungarmi in tante altre parole. Lascio al lettore il piacere di scoprire tutti gli aspetti e i colori che compongono questo romanzo, che definirei agro-dolce.
Ho conosciuto Chiara Vitetta leggendo il suo primo libro: “L'oblio della ragione”, e altri suoi racconti, che ho avuto modo di apprezzare pur non amando particolarmente il genere noir. Ma sono stato piacevolmente colpito dal fatto che Chiara questa volta si è cimentata in un romanzo dallo stile totalmente diverso. Ammiro particolarmente gli artisti che riescono a intraprendere strade sempre nuove, rifiutandosi di rimanere intrappolati negli stili, che non smettono mai di misurare se stessi dimostrando di non aver paura di cadere. Sicuramente per Chiara questo libro ha costituito una sfida, una sfida da cui credo di poter dire a ragione, ne è uscita vittoriosa.
Brava Chiara, continua a guardare lontano, e arriverai lontano. Io, e credo tutti i tuoi amici e lettori te lo auguriamo di cuore.

Luca.

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