"Respirerò ancora" di Giovanna Corder, Enjoy edizioni.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Indubbiamente la lettura di un libro che racconta una storia di sofferenza non può lasciare indifferenti, in modo particolare se a scriverlo è proprio colei che l’ha vissuta sulla propria pelle.

Giovanna Corder, nel suo “Respirerò ancora”, impreziosito dall’introduzione scritta da Claudio Basso, e pubblicato dalla trevigiana Enjoy edizioni, testimonia il suo lungo periodo di sofferenza di una malattia terribile e mortale  chiamata fibrosi idiopatica polmonare.La malattia entra prepotentemente nella vita di Giovanna, insegnante di danza felicemente sposata, proprio in concomitanza con uno degli eventi migliori della sua vita: la nascita della figlia Elena. La prima manifestazione avviene in una notte come tante, con http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788896900048un’improvviso quanto violento attacco di tosse accompagnato dalla dispnea, altrimenti chiamata “fame d’aria”. Giovanna corre accompagnata dal marito al Pronto Soccorso, con l’atroce dubbio di avere la stessa malattia che qualche anno prima l’aveva privata dal padre, e, sebbene a un primo momento viene fatta diagnosi di una semplice bronchite, purtroppo i suoi sospetti si riveleranno esatti.

Per qualche anno la malattia sembra starsene tranquilla, silente, concedendo a Giovanna una vita serena, dedita alla famiglia, alle amicizie, e soprattutto alla crescita della sua bambina che, nei momenti culminanti della malattia, costituirà la sua forza più grande che la spingerà a lottare con i denti per la sopravvivenza, quanto la sua debolezza, e il tormento associato alla paura di doverla abbandonare un giorno senza poterla veder crescere.

Quando il male si manifesta con tutta la sua forza distruttrice, trova pane per i suoi denti: Giovanna è una donna straordinaria, dal carattere forte, ottimista, luminoso, ama prendere la sua sofferenza con ironia, scherzandoci sopra, pur passando attraverso ai normalissimi momenti di sconforto, ma senza cedere mai alla disperazione. Giovanna viene messa in lista per un trapianto di polmone, l’unico intervento che può ancora salvarle la vita.

A questo punto si apre forse il periodo più difficile: l’attesa. La snervante attesa che oscilla dai momenti di speranza, a quelli di sconforto totale, soprattutto perché la malattia segue crudelmente la sua evoluzione, e tutto diventa una corsa contro il tempo. Giovanna, pur nell’estrema sofferenza, pur altalenando tra lacrime e  sorrisi di speranza, continua a lottare, senza mai rinunciare alla propria autonomia che il suo stato le consente di mantenere, confortata e supportata da una splendida famiglia e da tanti amici che le vogliono bene e fanno il tifo per lei.

Finalmente la vita, che sa essere tanto atroce quanto generosa, le regala una nuova occasione trovando un polmone compatibile che consente di poter fare il trapianto.

Giovanna è salva, si apre per lei una vita nuova. La resurrezione.

La storia è indubbiamente straordinaria, soprattutto perché, pur parlando di sofferenza, non pone la malattia al centro dell’attenzione e non la rende minimamente protagonista. Il vero protagonista è indubbiamente l’amore, che si manifesta attraverso gli atti di coraggio della protagonista, l’affetto delle persone che la circondano, la carità di chi, dovendo rinunciare alla vita, dona parte di sé ad altri continuando a vivere in loro.

Io, da infermiere ringrazio Giovanna soprattutto perché è una delle poche persone che sottolinea la grande disponibilità che ha trovato negli ospedali, evidenziando il rapporto di amicizia anche molto profonda che si instaura tra i sanitari e gli ammalati. I suoi ringraziamenti, le sue parole gentili fanno bene a chi opera nel sempre più difficile settore sanitario. Perché, certo che i pazienti hanno bisogno dei medici e degli infermieri, ma  è anche vero il contrario. Io, certo, ho bisogno del mio stipendio mensile che mi consente di vivere, ma se il mio corpo ha bisogno del cibo, il mio cuore ha bisogno dell’amore, dell’amicizia, della stima e della fiducia delle persone che assisto.

Diventa uno scambio, un curarsi a vicenda seppur in aspetti diversi, ma non dobbiamo dimenticare che siamo esseri umani, e senza amore l’essere umano non vive.

Molto commuoventi sono anche i ricordi che legano Giovanna al padre, con cui deve aver avuto un rapporto veramente speciale, e di cui dipinge un ritratto meraviglioso.

Un aspetto che però mi sento di… non dico contestare ma quanto meno di discutere, è quello puramente religioso. Infatti tra le righe si legge spesso che Giovanna incolpa Dio della sua malattia, o quanto meno lo ritiene responsabile di certe esperienze di sofferenza.

Dio non è certamente il responsabile delle malattie e delle morti di tanti innocenti, né tanto meno usa la sofferenza per farci crescere e per renderci migliori. Chi di noi farebbe crescere i propri figli tra le sofferenze e i tormenti per farli diventare persone migliori? E “se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, tanto più il Padre Vostro che è buono… “ dice Gesù. La sofferenza è spesso causa del comportamento sbagliato dell’uomo. Certo, che peccato può avere commesso un bambino, tanto da essere condannato alla sofferenza? Ma proviamo a riflettere cara Giovanna a come stanno andando le cose nel mondo, e a come l’uomo ha sempre sfruttato e sta continuando a sfruttare le risorse della vita: se l’uomo invece di idolatrare il dio denaro si fosse messo al servizio della solidarietà e dell’amore, quante malattie non esisterebbero adesso? E se invece di utilizzare i soldi per finanziare guerre e esperimenti nucleari li usasse per cercare veramente una cura alle malattie, quante di esse sarebbero state debellate?

La volontà di Dio, è una volontà di amore, solidarietà e pace, e se l’uomo l’avesse sempre ricercata invece di usare la propria libertà nel modo sbagliato, sono sicuro che tante malattie non esisterebbero nemmeno, e tanti poveri innocenti potrebbero ancora godere di una vita felice.

Se noi guardiamo la vita di Cristo, scopriamo che la sua è sempre stata una continua lotta contro il male, e qualunque tipo di sofferenza, fisica, morale, spirituale o psicologica, e combattere la sofferenza nostra e degli altri, come hai fatto e continui a fare tu, è il primo dovere di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua fede o meno.

Così cara Giovanna, consentimi di dirti che Dio non è certo il responsabile della tua malattia, ma Lui ti è stato vicino attraverso l’intervento di tante persone che, più o meno consapevolmente, hanno risposto con un “sì” alle Sue chiamate, donandoti tanto amore, amicizia, solidarietà, condividendo i tuoi momenti difficili, offrendoti la loro spalla per piangere e vivendo con te anche momenti lieti. Egli ti ha resa ancora più sensibile alla sofferenza degli altri, chiedendoti di condividere la tua storia come testimonianza che potrà essere sicuramente di aiuto a tante altre persone che sono in difficoltà. Ti ha fatto assaggiare il senso più profondo della vita che si trova nella semplicità di un sorriso, nei volti di tua figlia, di tuo marito dei tuoi amici e familiari, e nel meraviglioso ricordo di tuo padre che, con amore ti è stato, e continua a esserti vicino, mandandoti il suo aiuto dal cielo, accompagnandolo con un bacio.

                                                                          Con sincera stima e affetto.       Luca.

                                                                             

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Fernanda 08/31/2012 19:23

Non ho potuto fare a meno di twittarla...