"Sarò l'ultimo a morire" di Fulvio Luna Romero, Tarantola editore Treviso.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

 

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT7J6iZo58B5dHWsxy4hbXqccbQnk8N-NVI4dywgA1Pgh7O55MDJANon posso omettere di confessare che, per la prima volta, ho provato un odio intenso per il protagonista di un romanzo. E’ il caso di questa ultima fatica del mitico Fulvio Luna Romero, un grande talento di casa nostra che per un attimo ha voluto accantonare il personaggio di Carlo Caccia, per cimentarsi in qualcosa di diverso.

Sarò l’ultimo a morire, è un romanzo nero proprio come suggerisce la copertina, che trova poi pieno riscontro nella narrazione di Fulvio, sicuramente diversa dalla sua consuetudine a cui ci eravamo abituati. Non c’è molto posto per la descrizione dei luoghi, non ci sono nomi di città o di paesi, il luogo dove si svolge il tutto potrebbe essere un qualunque posto nella pedemontana Trevigiana. Non c’è posto nel romanzo neanche per l’umorismo tipico delle storie di Carlo Caccia, aspetto che ha sempre reso la lettura piacevole, scorrevole e accattivante. Tuttavia, bisogna riconoscere che Fulvio sa conquistare il lettore anche usando uno stile di narrazione diverso.

Alex Romanelli, è l’odiosissimo protagonista di questa storia, che si apre con un bell’assalto a un portavalori con conseguente massiccio spargimento di sangue anche se, inizialmente le intenzioni del protagonista erano forse diverse. Già, forse. Romanelli è un uomo che non ha cuore, non sembra avere sentimenti, anche se in qualche momento un po’ di pietà traspare, tipo nell’episodio in cui, dopo aver legato un ragazzo a un albero in un bosco, e averlo cosparso di benzina, gli mette in bocca una sigaretta accendendola, concedendogli due possibilità:

1 – la sigaretta accesa gli cade dalla bocca, e potete quindi capire con che conseguenze;

2 – il ragazzo riesce a fumarsi tutta la sigaretta e a spegnerla senza farla cadere, non morendo quindi carbonizzato, ma rischiando il congelamento vista la temperatura glaciale.

Insomma in questo caso sembra dare una chance alla vittima, ma non accadrà in nessun altro episodio del romanzo.

Alex Romanelli gestisce un bar nel centro di un paese che potrebbe sembrare Conegliano, un’attività che in realtà serve per mascherare traffici di droga, donne e usura, coadiuvato dall’aiuto dell’”amico” Gatto, e metto le virgolette alla parola amico, perché la vera amicizia in questa storia è un lontano miraggio. Quello che vi regna infatti, è una lotta al potere, un sadico piacere ad infliggere la sofferenza agli altri, una mancanza totale del senso della sacralità della vita, una totale incapacità di provare pietà. In uno dei primi capitoli, è lo stesso Romanelli a presentarsi:

 

Sono sempre stato affascinato dal potere. E’ l’unica cosa che mi interessa. Ma non il potere dei manager, dei politici… no! Il potere di vita e di morte sugli altri. Dopo la rapina al portavalori avevo provato a rigare dritto. Ma con tre milioni di euro in tasca la prospettiva di decidere delle sorti altrui era troppo intrigante. E, così, ero tornato a fare il criminale dopo pochi mesi.

 

Alex Romanelli è un uomo assolutamente piatto, senza sapore nè colore. L’unica cosa che ama fare è qualche passeggiata in bicicletta per le colline, mentre non sembra amare nessun particolare tipo di abbigliamento. E’ una persona ai più insospettabile, a parte coloro che fanno parte del suo stesso mondo di delinquenza mascherata da posizioni sociali elevate e da falso perbenismo. Ma il paradosso è, che lo stesso protagonista che non dimostra nessun tipo di scrupolo quando si tratta di uccidere, torturare e infliggere sofferenze psico fisiche, inorridisce di fronte alla malvagità degli altri, oppure di fronte a episodi di pedofilia, usando la sua stessa cattiveria e il suo stesso sadismo per fare giustizia. Nonostante una precaria mancanza di equilibrio, Alex riesce a evitare gli scontri con le autorità locali, e a porsi al servizio della malavita straniera emergente, per sopravvivere a un mondo che purtroppo, anche se noi non lo vediamo, esiste. L’amico Gatto invece è davvero un soggetto psichicamente inesistente. Dimostra un’indifferenza di fronte al dolore, e un sadismo così irritante, che non c’è nulla che possa farlo considerare un uomo. Può sembrare impossibile che al mondo esistano persone del genere, che più che esseri umani, sembrano sbagli della natura, invece è così purtroppo.

Insomma, avrete capito che questo nuovo romanzo di Fulvio non ha suscitato in me emozioni positive, ho avuto la sensazione di avere il paraocchi mentre lo leggevo, mi sentivo costretto a guardare verso un’unica direzione, perché la storia è proprio così. Non c’è spazio per null’altro se non la violenza, la corruzione, il protagonista è orientato al mantenimento di un proprio benessere assolutamente effimero, economico e di potere. Ma può essere definito davvero benessere questo, se il prezzo da pagare è una vita sul filo del rasoio, dove amore, amicizia e divertimento lasciano lo spazio all’egoismo, il sospetto e la paura di morire?

Questo è quanto probabilmente si prefigge di fare Fulvio con questo riuscitissimo romanzo: sottolineare i veri valori della vita descrivendone gli esatti contrari.

Consiglio a tutti di leggere questo libro, sia per la lettura piacevole e scorrevole, ma soprattutto perché fa davvero riflettere, provocando, istigando e suscitando sentimenti contrastanti.

Una nota di merito per Fulvio, perché oltre a essersi momentaneamente staccato dal mitico Carlo Caccia, in queste pagine sa parlare con la voce narrante del protagonista, farci entrare nella sua psicologia e nei suoi punti di vista, e nonostante questo farcelo odiare con tutte le nostre risorse energetiche! Questo insomma potrebbe essere un esperimento che inaugura uno stile narrativo molto scarno ed essenziale, ma non per questo meno affascinante. Un esperimento assolutamente convincente, direi più che riuscito.

 

Intervista a Fulvio Luna Romero.

 

Ci siamo dati appuntamento io e Fulvio in un bar a Breda di Piave, nelle vicinanze di casa mia. Non avevo preparato domande particolari per l’intervista, perché in genere sono un amante dell’improvvisazione, ma è stato bene così. Più che un in’intervista infatti si è trattato di un incontro tra due persone che condividono la stessa passione per la lettura e la scrittura, e che vivono più o meno la stessa condizione tipica per gli scrittori emergenti, anche se devo sottolineare che Fulvio ha una fama di gran lunga superiore alla mia. Così, davanti a una birra, abbiamo chiacchierato, e da quanto ci siamo detti quella sera, ho ricavato i punti salienti costruendo quindi l’intervista. Prima però è doveroso qualche cenno biografico dell’autore:

Fulvio Luna Romero è nato a Treviso nel 1977. Bancario, musicista e attento osservatore della realtà che lo circonda, ha pubblicato i seguenti gialli che hanno come protagonista il detective trevigiano Carlo Caccia, diventando un vero e proprio mito nella letteratura trevigiana:

“Carlo Caccia”, “La parte fredda dell’inferno”, “Il rumore discreto della nebbia”,”5 – non uccidere”, “La sesta corda”, tutti pubblicati da Piazza editore.

A questo punto direi che possiamo passare all’intervista.

Parlaci di questo tuo nuovo romanzo, che sembra un vero e proprio esperimento. Intanto ti chiedo: hai deciso di abbandonare definitivamente Carlo Caccia?

Assolutamente no! Tornerò con un nuovo episodio di Carlo Caccia, ma ho intenzione di fare un qualcosa di diverso, nel senso che vorrei sviluppare una trama narrativa più complessa, e per questo credo che non sarà pubblicato prima del 2014.

Con questo mio nuovo romanzo ho voluto tentare strade diverse, ho voluto sperimentare, anche per provare a me stesso e ai miei affezionati lettori di non essere diventato schiavo di Caccia.

Che tipo di difficoltà hai incontrato scrivendo “Sarò l’ultimo a morire?”.

Beh, innanzitutto ho voluto staccarmi completamente dal personaggio di Caccia, e per questo ho cercato di eliminare tutto quello che avrebbe potuto in qualche modo ricordarlo. Romanelli è un personaggio assolutamente diverso, in tutti i sensi. Caccia è un godereccio, una amante del buon cibo e soprattutto dell’abbigliamento pregiato, Romanelli invece è paradossalmente un personaggio “puro” da quel punto di vista. Non veste in modo particolarmente elegante, anzi, sembra non prestare attenzione all’abbigliamento. Gira per i boschi in bicicletta e non sembra avere vizi particolari, così come non si abbandona ai piaceri della vita. Devo dire che ho fatto un po’ di fatica in certi punti, perché mi accorgevo che la narrazione stava prendendo un po’ troppo la piega dei miei romanzi precedenti, quindi ho spesso dovuto rivedere e correggere.

Romanelli è una persona semplicemente odiosa. E con questo dico tutto.

E non sei l’unico a dirmelo. Mi sono impegnato molto per renderlo il  più possibile indigesto e da questo punto di vista direi di aver centrato l’obiettivo.

Per quanto riguarda il luogo dov’è ambientata la storia, ho pensato ad Asolo.

No, direi piuttosto Conegliano.

Il luogo è abbastanza anonimo. Si sa che ci si trova nel nord est, ed effettivamente tra le righe si respira l’ aria tipica da “pedemontana trevigiana”, ma non ci sono molte descrizioni dal punto di vista ambientale.

No infatti. A differenza invece dei romanzi di Caccia, dove spesso ho tessuto lodi al territorio trevigiano che amo molto. I luoghi in quei romanzi sono perfettamente riconoscibili dai trevigiani. Questo ha contribuito non poco ad aumentare l’interesse per i gialli. Treviso è sempre stata una cittadina tranquilla, almeno apparentemente, e per molti trevigiani era una figata leggere un giallo ambientato nei luoghi che frequentavano ogni giorno. Storie anomale per la quotidianità tranquilla di Treviso, e speriamo che lo restino per molto tempo ancora.

A parte la narrazione, hai avuto altre difficoltà staccandoti da Caccia?

Le difficoltà spesso me le creano gli altri. Pensa che ho ricevuto messaggi mail da qualcuno che mi si è rivolto chiamandomi Carlo, oppure Caccia. Qualcuno poi è arrivato a chiedermi dov’è la casa sulla restera dove abita Caccia. Tuttavia, ti dirò la verità, Caccia sta un po’ perdendo popolarità tra i lettori, perché un altro personaggio gli sta rubando il palcoscenico.

Davvero? E chi è?

Zottarelli!

Beh, ti dirò che uno come Zottarelli non passa inosservato. Indubbiamente ha un suo carisma, anche se un po’ fuori dai canoni che in genere affascinano le persone.

Scherzi? Zottarelli è sempre più amato, soprattutto dalle donne. Ha il fascino dell’uomo rude, forte, robusto, per niente diplomatico, né tanto meno romantico, eppure ho scoperto che fa andare fuori di testa le donne, al punto che sto davvero pensando di renderlo sempre più un personaggio centrale nelle future storie di Caccia.

Sono molto importanti per te i gusti del pubblico?

Certo. Scrivo fondamentalmente perché mi piace, ma tenendo sempre conto di quali sono le cose che i lettori amano trovare in un libro.

Cosa ne pensi dell’editoria attuale? Più che altro, come ti sembra vadano le cose nell’editoria?

Non è certo una bella situazione, soprattutto per gli esordienti. Spesso si ha a che fare con case editrici che non spingono i libri cercando di venderne il maggior numero possibile. La promozione è spesso totalmente a carico del lettore. Oltretutto la gente legge poco, molto poco, il mercato del libro lo sappiamo tutti che è quasi a livello zero. Non a caso molte librerie sono in rosso, a rischio chiusura.

Certo, bisogna dire la verità: a Treviso centro, nell’arco di un chilometro ci sono tre o quattro librerie, senza contare poi quelle che si trovano nell’immediata periferia. E’ chiaro che la proposta supera notevolmente la richiesta.

Concordo pienamente. Il problema comunque non è solo questo, e le cause vanno ricercate anche nelle scuole. Mi chiedo, quanto viene stimolato il piacere della lettura nei ragazzi? Da questo punto di vista le biblioteche si stanno muovendo da un po’ di tempo organizzando gruppi di lettura, incontri di letture animate e quant’altro, ma nelle scuole sarebbe bene affiancare alle letture classiche tipo “I promessi sposi” o la “Divina commedia” letture moderne di autori contemporanei, stranieri e italiani.

Cambiando un po’  discorso, credi che l’editoria a pagamento sia un problema?

Sì e no. A dire la verità l’editoria a pagamento esiste anche nell’ambito di case editrici grosse, non si trova solo nella piccola e media editoria.

Sono assolutamente d’accordo. Infatti ho conosciuto più di qualcuno che ha ricevuto proposte di pubblicazioni a pagamento da parte di due grosse case editrici che mi hanno lasciato di sasso. Anche perché si parlava di contributi piuttosto alti, tipo 5000 euro o più. Per questo tanta gente si affida al self-publishing.

Sì, anche lì però avrei qualche riserva. Spesso non c’è il controllo di quanto pubblicato, e con il discorso del self-publishing chiunque può pubblicare anche uno schifo di libro. Manca il filtro della casa editrice che è sicuramente importante. Poi con il self-publishing devi praticamente arrangiarti a fare tutto, devi autopromuoverti, distribuirti, e non è facile trovare librerie che accettano libri di quel tipo. Insomma, scrivere un libro e pubblicarlo è la cosa meno difficile. E’ niente praticamente. Il problema è promuoverlo, e soprattutto venderlo.

Per questo libro hai cambiato casa editrice. Scelta consapevole immagino.

Anche da questo punto di vista si è trattato di un esperimento. Ho avuto carta bianca in molte procedure di produzione del volume. Ci sono alcune imperfezioni, non lo nascondo, ma sono tutto sommato soddisfatto del prodotto finale.

Hai mai pensato di proporti a qualche grossa casa editrice?

Chi non ci ha mai pensato? Ma è difficile. Molto difficile.

Potresti prendere in mano uno dei romanzi di Carlo Caccia, magari modificarli un po’ e provare a riproporli. Mi viene in mente “Il rumore discreto della nebbia” che è quello che mi piace di più, perché è un po’ più introspettivo degli altri, e anche se lo stile di narrazione è abbastanza umoristico, non manca una certa tristezza di fondo nel personaggio di Caccia, che si trova a vivere un periodo un po’ difficile.

Anche a me piace molto quel libro, per gli stessi motivi per cui piace a te. E’ sicuramente il più introspettivo e con una trama più raffinata, più ricercata, con riferimenti alla guerra tra Serbia e Kosovo. Tuttavia devo dire che, forse per questo motivo finora è il libro di Carlo Caccia che ha venduto di meno. Il Carlo Caccia introspettivo, triste e malinconico non è piaciuto.

Hai già accennato all’inizio dell’intervista ai tuoi progetti futuri. Mi sembra di capire che c’è in previsione un nuovo libro di Caccia. Oltre a questo, nient’altro?

Ho intenzione di continuare a scrivere altri libri sullo stile di quest’ultimo, mentre come ho già detto sto lavorando al nuovo libro di Carlo Caccia, ma ho intenzione di arricchirlo, di ampliarlo anche per non rimanere ancorato ai cliché che inevitabilmente si creano in queste situazioni. Anche Carlo Caccia insomma si evolverà, ma come ho già detto, non credo che potrà essere pubblicato prima di dicembre del 2014.

 

Il nostro dialogo è proseguito ancora, finché ci siamo congedati augurandoci un reciproco “in bocca al lupo”. L’intervista comunque si ferma qui, anche perché abbiamo parlato di tante altre cose, e dovrei scrivere un nuovo articolo, mi fermo quindi per motivi di spazio.

Per prima cosa ringrazio Fulvio per la piacevole serata passata a chiacchierare assieme, e per aver accettato di essere ospitato nel mio blog. E’ un piacere scoprire i talenti di casa nostra, anche se destinati a restare a livello “underground”, ma come dice Fulvio:

Tutto sommato pubblicare con case editrici piccole ci consente una maggiore libertà dai vincoli che le grandi impongono al mercato, rubando in qualche modo la libertà di espressione degli autori.

Sarò l’ultimo a morire è un bel libro, e lo potete trovare nelle principali librerie di Treviso, eventualmente anche su ordinazione. Tuttavia Fulvio mi ha pregato di segnalarvi che preferirebbe che lo ordinaste direttamente a lui al seguente indirizzo mail:

fulvio.luna.romero@facebook.com

In tal caso sono scontate le spese di spedizione, e i proventi saranno devoluti a una importante causa umanitaria che vi illustrerà lui stesso via mail.

Sperando di aver fatto piacere a tutti, autore, lettori e amici del mio blog pubblicando questa intervista, saluti a tutti voi, e a presto con un’altra piacevole novità.

                                                                                                                                              Luca.

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