Il dottor Chiaroscuro vs Gesù. Per gettare uno sguardo su un aspetto triste della sanità. Estratto dal racconto "Il sentiero della libertà" di Luca Favaro.

Pubblicato il da lucafavaro.over-blog.it

Il dottor Salvatore Chiaroscuro, noto e stimato nonché super pagato neurologo, aprì la porta ed entrò nel corridoio che precedeva il suo ambulatorio. Era pieno zeppo di gente come ogni mattina. Tutti suoi pazienti, che perdevano una mattinata intera nell’ attesa di essere visitati, naturalmente a pagamento, spendendo circa centoquaranta euro per una visita di cinque minuti. Se avessero prenotato la visita all’ ULSS, avrebbero dovuto aspettare minimo nove - dodici mesi. Lui ormai non faceva più visite nell’ ambulatorio pubblico, tutto privatamente, solo a pagamento. In questo modo arrotondava il suo salario di medico ospedaliero, anche se l’arrotondamento, a conti fatti, era persino superiore allo stipendio. Ultimamente stava pensando di aumentare la parcella a centosessanta euro. Non era poi un aumento così oneroso secondo lui. Doveva ristrutturare l’appartamento in centro a Roma che suo padre gli aveva lasciato in eredità prima di morire. Lui lo utilizzava per divertirsi con le sue amiche, mentre diceva alla moglie che doveva partecipare ai soliti noiosissimi e inutili corsi d’aggiornamento. Affittarlo, o venderlo? Ci avrebbe pensato. Passò davanti alla lunga fila di malati, tutti abbastanza seri, con ben poche speranze di guarigione. C’erano uomini in carrozzina colpiti da ictus, malati di Parkinson con le braccia ingessate, che probabilmente si erano fratturati cadendo a terra. C’erano malati di Alzheimer, completamente confusi e i familiari che impazzivano nel tentativo di mantenerli tranquilli. Oltre a questi, c’erano epilettici, malati di sclerosi multipla, lui li disprezzava tutti. Tutti! Se non fosse stato per il fatto che costituivano la sua miniera d’oro, li avrebbe presi tutti a calci in culo. Ma andava bene così. Quando li dimetteva dalla neurologia, reparto dove prestava servizio, consigliava loro di andare nel suo ambulatorio privato. Imbastiva una terapia sperimentale che li rendeva dipendenti, costringendoli così a tornare presto. Ogni volta sganciavano tutti quei soldi, e i conti erano presto fatti. Guarire per loro era impossibile. Quindi tutto quello che doveva fare era cercare di farli sopravvivere il più a lungo possibile, perché ogni volta che uno di loro moriva, se ne andava una gallina dalle uova d’oro. Lui non si sentiva minimamente in colpa. Del resto quel metodo era usato da tanti altri suoi colleghi. Il sistema sanitario: un enorme pentolone dove ognuno ci metteva dentro di tutto, ricavandone fatturati da capogiro. La malattia: la più grossa fonte di guadagno di tutti i tempi. Ogni tanto l’ordine della Sanità s’inventava qualcosa, oppure creava nuovi malati abbassando i parametri di alcuni valori del sangue. Il diabete ad esempio: abbassando il valore massimo della glicemia, persone che fino allora non erano considerate diabetiche lo diventavano, ed erano costrette così ad assumere farmaci che l’industria farmaceutica prontamente produceva in grosse quantità. La stessa cosa dicasi per il colesterolo: si abbassavano continuamente i valori minimi includendo ogni volta una fetta sempre più larga di popolazione tra le persone a rischio d’infarto o ictus. Ed ecco pronte le compresse per abbassare il colesterolo. Naturalmente si diceva alla popolazione che l’abbassamento dei valori era deciso in base a studi statistici, che dimostravano che si ammalavano di cuore anche persone che avevano il colesterolo al di sotto dei valori sino allora considerati normali, con un unico risultato: le ditte che producevano le compresse aumentavano vertiginosamente gli introiti, e, nonostante tutto, ogni anno sempre più persone si ammalavano e morivano d’infarto. Per non parlare poi dell’enorme guadagno di ditte che producevano siringhe, carrozzine, stampelle, ginocchiere, tutori di braccia, gambe, girelli e pannoloni. Altro che pesi per la società: gli anziani o comunque gli ammalati sono una fonte di guadagno inestimabile! Chissà da quanti anni avrebbero potuto essere debellate malattie tipo il cancro? Ma basti pensare all’industria che produce chemioterapici, un universo di aziende. Piuttosto che investire sulla ricerca, investimento a fondo perduto, è preferibile farlo sulle cure, molto più conveniente a livello economico, soprattutto per i politici e chi altro. I malati devono soffrire in ogni caso, e allora che soffrano! E paghino naturalmente! Sì, è triste dirlo, ma al giorno d’oggi si paga anche per soffrire. Almeno consoli il pensiero che la sofferenza è economicamente utile per qualcuno.

“Dottor Chiaroscuro?” era Berta, la segretaria.

“Berta! Che cazzo c’è? Non vedi che sono impegnato?” stava leggendo la “Gazzetta dello sport”.

“Scusi tanto dottore, ma qui fuori c’è gente che protesta. E’ da un’ora che questi pazienti aspettano di essere visitati, e…”

“Dì loro che non rompino i coglioni! Che aspettino il loro turno! Decido io quand’è il momento di cominciare!”. Berta chiuse la porta. Passò un'altra ora, tempo in cui il dottor Chiaroscuro si lesse tutto il giornale e si guardò un paio di video porno su internet. Poi cominciò a scaricare qualche video da you tube sull’ultima partita Milan - Lazio: 3-0.

“Da quando c’è quel nuovo allenatore, quella squadra è letteralmente caduta nella fogna!”

Berta bussò di nuovo alla porta:

“Dottore, presto, venga fuori subito per favore, sta accadendo una cosa…”

“Ma la vuoi piantare brutta stronza? Ti ho detto che ho da fare adesso! Dì alla gente che se non ha pazienza se ne vada via! E tu, se ti permetti di chiamarmi ancora per niente considerati licenziata! Come te ne trovo tante per la strada!”

Quella Berta era proprio un’ impedita! Era più indietro di un melone a maggio! Non era neanche capace di inventarsi una scusa per tenere a bada la gente invadente!

“Mi sa che ha un inizio di demenza” pensò tra sé, “tra poco mi toccherà anche curarla”.

Dopo mezz’ora, il dottore decise che forse era il momento di cominciare a visitare qualcuno. Prese in mano il microfono e chiamò la segretaria:

“Berta, fa entrare il primo paziente. Dai che ho fretta!”. Dal citofono la voce della segretaria:

“Mah, veramente non c’è più nessuno, sono andati via tutti.”

“Ma che diavolo stai dicendo? Ma sei scema? Ma che razza di domande che faccio…lo so già che sei scema!”

“Ah sì? Allora venga fuori a vedere con i suoi occhi se non ci crede”.

Chiaroscuro aprì di colpo la porta dell’ambulatorio: il corridoio era totalmente deserto. Abbandonate c’erano carrozzine, girelli, e persino un paio di gessi vuoti a forma di gamba.

“Ma…ma…ma cosa significa tutto questo? Dove sono andati tutti? Cos’è successo qui?” chiese il dottore guardando la Berta con espressione sconvolta.

“Era quello che volevo dirle prima dottore, ma lei mi ha risposto molto gentilmente, come sempre del resto! E’ venuto un tipo, accompagnato da una ventina di ragazzi. Si è avvicinato al primo uomo in carrozzina con l’ictus e gli ha chiesto se voleva guarire. Il paziente, naturalmente, gli ha risposto di sì, e lui l’ha guarito. L’uomo tra lo stupore di tutti s’è alzato in piedi e piangendo e urlando per la gioia ha preso in braccio la moglie e se ne sono andati via. Poi ha fatto la stessa cosa con tutti gli altri. Guariti tutti! Sono tutti andati via abbandonando carrozzine e tutto quello che vede qui dentro”.

“Ma chi era quell’uomo?” chiese Chiaroscuro.

“Ha detto di essere Gesù Cristo”.

Il dottore sembrò non aver nemmeno sentito le ultime parole della Berta. Il suo pensiero era orientato sulla perdita economica di quella giornata. Andata a buca veramente. Pensò:

“Devo chiamare la polizia e fare denuncia. Quello mi ha rubato tutti i clienti. E se torna ancora cosa faccio? Mi tocca chiudere e buttare la mia laurea… anni e anni di studi e sacrifici resi vani da un pazzo esaltato… no! Mi toccherà aprire una bancarella di limoni e spagnolette vicino al Colosseo!”

Poi rivolgendosi a Berta disse:

“Presto, raccogli tutte le carrozzine, i girelli, le ginocchiere e… ma sì, anche i gessi che vendiamo tutto a una sanitaria. Chissà che riusciamo a recuperare qualcosa! Allora, stai dormendo? Muoviti!”

“Oh beh” rispose Berta con un sorriso beffardo tra le labbra: “se proprio vuole, può farlo lei. Io mi licenzio e me ne vado!”

“E dove vai?”

“Lascio tutto e vado a cercare quell’uomo in giro per Roma. Ho deciso di seguirlo. Beh, cosa posso dirle caro dottore? Buona fortuna.” e se ne andò.

Luca Favaro

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Paola 08/30/2013 08:51

un bellissimo racconto... come tutti gli altri del libro... complimenti :-)